La vicenda istituzionale di Mimmo Lucano entra in una fase cruciale. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha infatti fissato per il prossimo 16 aprile l'udienza per decidere sulla sua decadenza dalla carica di sindaco di Riace. Non si tratterà di un semplice passaggio burocratico: i n quella stessa sede verranno affrontate e decise le questioni preliminari di illegittimità costituzionale sollevate dalla difesa.
Il cuore della nuova battaglia legale, condotta dagli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta, punta a scardinare l'applicazione della Legge Severino attraverso un "varco" aperto paradossalmente proprio da una precedente sentenza del Consiglio di Stato. Sebbene i giudici amministrativi avessero confermato l’esclusione di Lucano dalle scorse Regionali, nelle motivazioni avevano chiarito che l’incandidabilità per il reato di falso ideologico non è un effetto automatico della condanna, ma richiede una valutazione discrezionale degli uffici elettorali sull'eventuale abuso di potere.
Proprio questa "discrezionalità burocratica" è l'elemento che la difesa intende portare davanti alla Consulta. Il ragionamento è lineare: se un diritto fondamentale come l'elettorato passivo dipende non da una norma certa, ma dalla scelta soggettiva di un ufficio, si configura una violazione degli articoli 3 e 51 della Costituzione. Il rischio, denunciano i legali, è che cittadini con identiche condanne subiscano trattamenti diversi a seconda dell'interpretazione data dai funzionari, minando il principio di uguaglianza e la certezza del diritto.
Parallelamente, la difesa contesta la mancata previsione di una sospensione della decadenza anche durante il ricorso in Cassazione. Attualmente, infatti, il decreto legislativo 150 del 2011 limita tale protezione solo al grado di Appello. Per i legali di Lucano, permettere che un mandato elettorale venga interrotto prima di un verdetto definitivo rappresenta uno "sfregio" irreversibile alla volontà popolare. L'appuntamento del 16 aprile segnerà dunque un bivio: i giudici dovranno decidere se confermare la decadenza o se, accogliendo le eccezioni, investire della questione la Corte Costituzionale.