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La decisione

Figlio nato con gestazione per altri, la Cassazione porta il caso alle Sezioni Unite

Un bambino di quasi sei anni attende la trascrizione del certificato di nascita in Italia. La Suprema Corte chiede ora un chiarimento definitivo sulla tutela dei minori.

18 Marzo 2026, 11:08

Figlio nato con gestazione per altri, la Cassazione porta il caso alle Sezioni Unite

Sede della Cassazione

Un bambino di quasi sei anni, nato all’estero tramite gestazione per altri e figlio di una coppia pugliese, attende ancora che il proprio certificato di nascita venga trascritto integralmente in Italia. Una vicenda che ora approda a un passaggio decisivo: la Corte di Cassazione ha scelto di rimettere il caso alle Sezioni Unite, chiamate a chiarire come l’ordinamento debba tutelare i diritti di un minore che ha già uno status di figlio pienamente riconosciuto nel Paese di nascita.

I genitori sono assistiti dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, insieme a un collegio composto da Natalia Paoletti, Ginevra Paoletti, Pierpaolo Cavazzino, Francesca Re, Angelo Calandrini e Alessia Cicatelli.

Il nodo della trascrizione dei certificati di nascita

Al centro della controversia c’è la trascrizione in Italia dei certificati di nascita dei bambini nati all’estero attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita con gestazione per altri. Il problema, come emerge dalla vicenda, è che in Italia non esiste una prassi uniforme.

In alcuni Comuni questi atti vengono registrati integralmente, in altri invece no. Il risultato è che il riconoscimento dello status di figlio può cambiare da un Comune all’altro, producendo una situazione che la difesa definisce ingiusta e discriminatoria.

Il caso della famiglia pugliese

Nel caso specifico, il bambino possiede un certificato di nascita valido nel Paese in cui è nato. Eppure, l’ufficiale di stato civile del Comune italiano di residenza ha rifiutato la trascrizione completa dell’atto.

La coppia aveva fatto ricorso alla fecondazione assistita con gestazione per altri in un Paese dove questa pratica è legale. Inoltre, la Procura italiana ha accertato che non è stato commesso alcun reato e che i genitori non sono mai stati privati della responsabilità genitoriale.

Nonostante questo, sia il Comune sia il tribunale hanno ritenuto che il certificato non possa essere trascritto integralmente per ragioni di ordine pubblico. Secondo questa impostazione, la madre dovrebbe procedere con l’adozione del proprio figlio.

Una disparità tra Comuni italiani

Uno degli aspetti più delicati messi in luce dal ricorso riguarda proprio la disomogeneità territoriale. A pochi chilometri di distanza, infatti, altri Comuni italiani trascrivono integralmente certificati di nascita identici.

È da qui che nasce il percorso giudiziario arrivato fino in Cassazione: la richiesta di stabilire un principio chiaro e uniforme, che eviti che i diritti di un bambino cambino a seconda del luogo in cui la sua famiglia presenta l’atto.

La Cassazione: non si giudica la tecnica, ma la tutela del minore

Nell’ordinanza con cui rimette la questione alle Sezioni Unite, la Cassazione chiarisce che il punto da decidere non è la liceità della tecnica procreativa utilizzata. Il nodo, invece, è capire come tutelare i diritti di un minore che vive stabilmente con i suoi genitori e che ha già un rapporto di filiazione pienamente valido nello Stato in cui è nato.

La Suprema Corte richiama anche la giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui i figli non possono essere penalizzati per le scelte procreative compiute dagli adulti.

Le parole di Filomena Gallo

A sottolineare il significato della decisione è l’avvocata Filomena Gallo. «La Cassazione chiarisce un punto essenziale: non è in discussione la tecnica procreativa, ma i diritti e la tutela di un minore che vive con i propri genitori e che da sei anni attende il riconoscimento pieno del proprio status di figlio riconosciuto all’estero ma non trascritto in Italia, nonostante il fatto che i genitori non sono mai decaduti dalla potestà genitoriale», afferma.

Poi aggiunge: «Le Sezioni Unite sono ora chiamate a chiarire come l’ordinamento debba garantire una tutela effettiva dei diritti dei minori quando il rapporto di filiazione è già riconosciuto nello Stato di nascita».