Martedì 17 Marzo 2026

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Famiglia nel bosco, ispettori in Tribunale. E si infiamma lo scontro politico

Nordio: "Gli ispettori servono per capire i fatti. Non è propaganda". La Russa attacca i giudici

17 Marzo 2026, 17:32

Famiglia nel bosco, ispettori in Tribunale. E si infiamma lo scontro politico

L’ispezione disposta dal Guardasigilli Carlo Nordio sul caso della cosiddetta “famiglia del bosco” è entrata nel vivo. I quattro ispettori ministeriali, guidati da Monica Sarti, hanno varcato la soglia del Tribunale per i minorenni dell’Aquila per quello che si preannuncia come un accertamento meticoloso di almeno tre giorni. «Stiamo facendo tutti gli accertamenti necessari nella massima collaborazione e serenità», ha dichiarato Sarti, mantenendo il riserbo su un’attività che prevede l’acquisizione di atti e l’ascolto dei magistrati che hanno disposto l’allontanamento dei tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham.

Il ministro Nordio, intervenuto a “Ping Pong” su Rai Radio 1, ha difeso l’iniziativa respingendo le accuse di strumentalizzazione elettorale a ridosso del referendum: «Gli ispettori servono per capire i fatti. Non è propaganda - ha dichiarato -, sono episodi che colpiscono la sensibilità della popolazione e mostrano che qualcosa nel sistema non funziona». Nordio ha colto l’occasione per smentire azioni disciplinari, dichiarandosi propenso a sottrarre tale potere al ministro della Giusizia per affidarlo al procuratore generale della Cassazione, evitando così sospetti di interferenza politica. Tuttavia, il clima resta incandescente.

Se il vicepremier Matteo Salvini parla di «violenza istituzionale senza precedenti», annunciando una visita a Palmoli dopo il referendum, il presidente del Senato Ignazio La Russa attacca frontalmente i giudici aquilani, accusandoli di aver inventato un «reato di speranza» contro la madre. La Russa - che accoglierà i genitori in Senato il 25 marzo - contesta la decisione di separare i figli anche dal padre (verso cui i giudici non hanno riserve) e paragona criticamente il rigore usato con questa famiglia alla presunta indulgenza verso contesti di marginalità estrema o campi rom. Accuse rispedite al mittente dalla senatrice M5S Alessandra Maiorino, che intravede un cortocircuito rispetto al “pugno duro” del Decreto Caivano: «Una propaganda disperata che infanga i giudici e banalizza la tutela dei minori».

Sul piano legale, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, difensori dei genitori, hanno depositato il reclamo in Corte d’Appello. La difesa punta a smontare le accuse di negligenza: i bambini sono vaccinati, i genitori sono pronti a trasferirsi in una casa a Palmoli e l’istruzione sarebbe garantita da una maestra. Il ricorso si poggia anche sulla relazione della Asl Lanciano-Vasto-Chieti che raccomanda la riunificazione, definendo “traumatico” l’allontanamento.

A fare da contraltare c’è però l'ultima relazione dei servizi sociali. Il documento descrive i bambini come “sereni” nella struttura di Vasto, intenti a scoprire cibi nuovi come torte di compleanno e assistiti h24 da educatrici. La relazione accusa ancora la madre, Catherine, di comportamenti ostili e insulti verso il personale. Emergono dettagli tesi: dai tentativi della zia materna di filmare di nascosto gli incontri, fino al “nervosismo” dei piccoli durante le videochiamate con la madre.

Per i servizi, la strada per il futuro è una sola: puntare sulla “proficua alleanza” con il padre, unico interlocutore ritenuto collaborativo, mentre per zia e nonna le porte della struttura restano ora chiuse. L’assistente sociale Veruska D’Angelo ha inoltre evidenziato che Catherine Birmingham «ha perseverato nell’assumere comportamenti non collaborativi», con «atteggiamenti di sfida e svalutazione delle figure professionali coinvolte», alle quali si sarebbe rivolta con epiteti quali «P… schifosa».