Lunedì 16 Marzo 2026

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«Le correnti votano persino sulle tracce del concorso in magistratura»

La testimonianza del professor Fabrizio Criscuolo, in passato commissario alle prove scritte per l’accesso alla carriera togata. E il giudice Giuseppe Cioffi: «Vanno sorteggiati anche i magistrati segretari del Csm»

16 Marzo 2026, 18:09

«Le correnti votano persino sulle tracce del concorso in magistratura»

Un convegno sul referendum. Uno dei tanti. Fabrizio Criscuolo è invitato a parlare della riforma. Gli danno la parola e, da professore di Diritto civile (insegna alla Sapienza di Roma), parte con un tono pacato. Ma più va avanti e più il peso del suo stesso discorso gli strozza la voce: accenna al sorteggio come un’opzione certo non perfetta ma che «in questo momento è un modo per scardinare il sistema delle correnti: guardate, io ho fatto parte della commissione del concorso in magistratura», incalza, «e adesso vi dico una cosa che raramente ho confidato, ma ormai son passati tanti anni. Le tracce, dico le tracce dei temi del concorso venivano votate per correnti. Adesso voi mi dovete spiegare qual è la ragione per la quale una corrente si deve aggregare nella scelta di una traccia di un tema, se non la peggiore delle ipotesi possibili. E cioè che quell’opera di reclutamento cominci addirittura prima della selezione dei magistrati». La sala ascolta, molti fanno gesti per esprimere sconcerto.

Il racconto è ripreso in un video che da alcuni giorni circola fra accademici e avvocati. Colpisce. Non solo e non tanto per la terribile ipotesi di Criscuolo, quanto per l’impressione, che se ne ricava, di pervasività del controllo correntizio. Anche a prescindere dalla spiegazione peggiore, a cui l’avvocato e professore dell’ateneo capitolino fa riferimento, spiazza la capillarità del controllo che i gruppi associativi dell’Anm esercitano su ogni minimo aspetto dell’ordine giudiziario.

Uno strapotere a cui non sfugge nulla. E la prima riflessione che una testimonianza del genere sollecita rimanda al punto di vista di ciascuno dei 9.700 magistrati italiani. I quali difficilmente possono ignorare la pervasività di quel controllo. E che devono essere ben consapevoli di quanto la vicinanza (o l’estraneità) al sistema correntizio sia direttamente proporzionale alle speranze di carriera. Il che naturalmente assume un significato del tutto particolare per i gip, esposti al timore che deludere le richieste dei pm, egemoni nell’Anm e nelle sue correnti, possa riverberarsi sulle proprie ambizioni professionali.

Criscuolo, nell’intervento ormai virale, fa un altro esempio del ferreo controllo esercitato dalle correnti nell’attività del Csm, e non certo nel solo Csm di Luca Palamara: «Il mio maestro Pietro Perlingieri mi racconta sempre che, quando negli anni 80 faceva parte del Consiglio superiore presieduto da Vittorio Bachelet, aveva la capacità di percepire come sarebbe andato a finire un procedimento disciplinare sulla base della semplice constatazione di come i componenti delle correnti si schieravano attorno al tavolo tondo del plenum». Da quel “dato prossemico”, dice Criscuolo, Perlingieri «poteva stabilire chi e come sarebbe stato prosciolto o condannato».

IL GIUDICE GIUSEPPE CIOFFI: SORTEGGIARE ANCHE I MAGISTRATI SEGRETARI DEL CSM

D’altronde che persino una riforma drastica qual è il passaggio dall’elezione al sorteggio dei togati previsto dalla legge Nordio potrebbe non bastare, potrebbe non essere sufficiente ad allontanare del tutto il lobbismo associativo dall’autogoverno delle toghe, lo sostiene con energia, e da tempo, uno dei magistrati che una decina di giorni fa hanno pubblicato il “manifesto” delle toghe per il Sì, Giuseppe Cioffi. «Da anni, ben prima che la riforma sulla separazione delle carriere arrivasse in Parlamento, con articoli specialistici e vari interventi pubblici sostengo che tra i nodi sui quali una riforma dell’ordinamento giudiziario dovrebbe intervenire c’è pure il criterio di scelta, al Csm, dei magistrati segretari. Anche questo delicato presidio è controllato dal sistema correntizio».

Si tratta delle toghe in servizio presso l’attuale Csm unico, alle quali è affidato il lavoro di studio, ricerca e documentazione. Sono i magistrati che, pur senza far parte del plenum, lavorano a Palazzo Bachelet e preparano, ad esempio, le pratiche sui colleghi candidati a una nomina da procuratore capo o da presidente di Tribunale. «L’accuratezza e l’attenzione con cui quei documenti vengono preparati risultano decisive nelle speranze di un magistrato che aspiri a un ruolo da dirigente», spiega Cioffi. «Ed è chiaro che un giudice o un pm in servizio dietro le quinte di Palazzo Bachelet abbia una conoscenza della cosiddetta macchina assai più approfondita rispetto al magistrato eletto, o sorteggiato se la riforma entrasse in vigore, per restare in carica quattro anni».

È il “deep State” della magistratura, è il corrispettivo dello Stato invisibile costituito dai grand commis, detentori del potere vero. Cioffi ne scrive da anni e guida ora il drappello dei magistrati per il Sì. Sorretti, come il professor Criscuolo, da una comprensione del correntismo possibile solo a chi, in un modo o nell’altro, abbia davvero “visto da vicino” il “Sistema” all’opera.