Processo a Parma
Il Tribunale di Parma
Chiara Petrolini rischia una condanna a 26 anni di reclusione nel processo in corso a Parma, dove è imputata per l’omicidio dei suoi due figli neonati e per la soppressione dei loro cadaveri. La richiesta è stata formulata dalla Procura di Parma al termine dell’udienza nella quale, per la prima volta, la giovane di Vignale di Traversetolo ha scelto di parlare in aula con una lunga dichiarazione.
La pena richiesta è stata letta dal procuratore Alfonso D’Avino, che ha anche spiegato perché, secondo l’accusa, non ci siano i presupposti per riconoscere un giudizio di prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti. Al centro della valutazione della Procura c’è soprattutto la gravità dei fatti contestati e la condizione di assoluta vulnerabilità delle vittime.
Nel motivare la richiesta di condanna, il procuratore ha chiarito di avere individuato una serie di elementi che escluderebbero «in maniera assoluta» la prevalenza delle attenuanti. Il primo è la «gravità intrinseca del fatto», ma l’accusa richiama anche il rapporto tra madre e figli e «l’assoluta mancanza di difesa da parte dei bambini».
Per la Procura, si tratta di elementi che rimandano anche alla premeditazione, letta non solo come un’aggravante tecnica ma come indice di una maturazione della decisione nell’arco di mesi. Il pubblico ministero ha sottolineato il peso di diversi comportamenti attribuiti all’imputata: «aver avuto la forza di nascondere la gravidanza a tutti», «aver avuto la forza di andare in giardino a seppellire i figli», «aver intrapreso una seconda gravidanza nelle stesse identiche condizioni della prima, replicando un film già visto».
A questo l’accusa aggiunge «la spregiudicatezza, la furbizia, l’astuzia dimostrata nell’interfacciarsi con gli amici», oltre alla condotta successiva ai fatti e alla capacità di mentire anche dopo avere saputo del rinvenimento del bambino nel giardino della villetta di famiglia.
Secondo la ricostruzione processuale, Petrolini avrebbe partorito i due bambini in casa, il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024, per poi seppellirli nel cortile della villetta dove viveva con la famiglia.
È questo il nucleo dell’accusa che la vede oggi imputata per l’omicidio dei due neonati e per la soppressione dei cadaveri. La richiesta di 26 anni segna un passaggio molto pesante del processo e fotografa la lettura della Procura, che considera i fatti di eccezionale gravità e incompatibili con una significativa attenuazione del trattamento sanzionatorio.
All’inizio dell’udienza, la giovane ha scelto di rendere una lunga dichiarazione letta tutta d’un fiato. «Nessuno meglio di me, oggi, può dire chi sono», ha esordito, cercando di restituire una versione diversa da quella emersa in questi mesi.
Petrolini ha detto che l’immagine della «brava ragazza, che viene da una buona famiglia» era in realtà «solo apparenza». Ma ha anche respinto l’etichetta di assassina: «Sono stata descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono neanche questo. Io non ho mai potuto fare del male ai miei bambini».
Uno dei passaggi centrali della sua dichiarazione riguarda la consapevolezza delle gravidanze. «Durante gli interrogatori, ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta. In realtà, ho detto queste cose perché mi sembrava l’unica spiegazione a tutto quello che mi era successo», ha affermato.
Poi ha aggiunto: «Non ho mai fatto un test di gravidanza e non sono mai stata sicura di essere incinta; avevo qualche momento in cui ci pensavo di più, per esempio, quando facevo la doccia, vedevo quella pancia che nessuno mi ha mai visto ed è in questi momenti che facevo delle ricerche, ma di tutto quello che ho cercato non ho mai messo in atto niente».
È una ricostruzione che punta a spostare il baricentro della vicenda sulla confusione e sul vissuto soggettivo, ma che si scontra frontalmente con l’impianto accusatorio illustrato dalla Procura.
Nel corso della sua dichiarazione, Petrolini ha ricostruito soprattutto le fasi del secondo parto, spiegando di non ricordare nulla del primo. Ha insistito sul dolore vissuto dopo quei momenti e ha cercato di spiegare perché alcuni suoi comportamenti successivi non debbano essere letti come freddezza o indifferenza.
«Fisicamente stavo bene, ma dentro ero distrutta. Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo», ha detto. Poi ha aggiunto: «Non vuol dire niente se, il giorno dopo, sono uscita, sono andata dall’estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male e non ci sto male per aver perso i miei due bambini».
Nel finale, la giovane ha ribadito: «Quei bambini erano parte di me e non gli avrei mai fatto del male». E ancora: «In molti hanno parlato di me e della mia situazione, ma nessuno ha mai pensato al vuoto che si prova quando perdi un bambino».