Venerdì 13 Marzo 2026

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Adozioni per le coppie gay, si apre la strada alla Consulta

Il tribunale dei minori di Venezia chiede alla Corte di verificare gli effetti "discriminanti" della legge dopo l'apertura per i single. E la maternità surrogata torna alla Sezioni Unite della Cassazione

13 Marzo 2026, 18:18

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Adozioni per le coppie gay, si apre la strada alla Consulta

Dopo il via libera della Consulta alle adozioni per i single, Il Tribunale per i minorenni di Venezia apre uno spiraglio anche per le coppie omosessuali unite civilmente. Lo fa rimettendo la questione alla Corte Costituzionale, che dovrà verificare eventuali profili di incostituzionalità nella legge n. 184 del 1983, laddove questa consente l'adozione ai soli coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni.

Il caso in esame riguarda una coppia di due uomini, uniti civilmente dal 2019, che hanno espresso il desiderio di adottare un bambino ospitato in un orfanotrofio all'estero. "Non vogliamo essere dei pionieri - hanno dichiarato all'Ansa - ma solo valutati per ciò che siamo e che potremmo offrire in termini di accoglienza e possibilità a un bambino senza riferimenti". Secondo l'istruttoria riportata nell'ordinanza del tribunale, i due si sono dimostrati "equilibrati, maturi, coesi e consapevoli delle problematiche relative all'adozione". Inoltre, "dallo studio effettuato dall'equipe adozione emerge che gli stessi hanno risorse idonee a farsi carico di minori in stato di abbandono provenienti da realtà culturali diverse". 

"Ponendosi nel solco delle argomentazioni espresse dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.33 del 2025 - argomentano i giudici -, non si può non rilevare che, qualora persistesse il divieto di accesso all'adozione internazionale per le coppie unite civilmente, si produrrebbero effetti irragionevoli, discriminanti e non giustificati sotto diversi profili". La preclusione contrasterebbe anche con i principi della Convenzione europea per i diritti dell'Uomo. E "il matrimonio nel nostro ordinamento - precisa l'ordinanza - non ha più l'attitudine esclusiva a qualificare il rapporto di filiazione", quindi il "giusto punto di equilibrio tra il diritto del minore a vivere in un ambiente stabile e armonioso, e quello della coppia legata da un'unione civile ad accogliere tale minore come genitori adottivi, porta a ritenere che il divieto non corrisponde più a una finalità legittima e meritevole di tutela. Ma anzi si traduce in una sostanziale discriminazione".

Le polemiche 

L'ordinanza ha subito suscitato le reazioni della politica. In primis quella della Lega, per la quale "i bambini hanno il diritto di nascere e di crescere con una mamma e un papà". "Ancora una volta una parte della magistratura interviene su un terreno che appartiene al legislatore. La decisione del Tribunale per i minorenni di Venezia di sollevare davanti alla Corte Costituzionale la questione dell'adozione per coppie unite civilmente dello stesso sesso riapre un tema che il Parlamento ha già disciplinato con una scelta precisa. Il diritto di famiglia non può essere riscritto per via giudiziaria. Le leggi le fa il Parlamento, non possono essere modificate attraverso iniziative che finiscono per spingere oltre il perimetro fissato dalla norma. Il superiore interesse del minore non coincide con il desiderio degli adulti: un bambino ha diritto ad avere come riferimento una mamma e un papà. Su temi così delicati servono equilibrio, responsabilità e rispetto dei ruoli istituzionali'', dichiara il vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei Deputati, Elisabetta Gardini. Mentre per il segretario di +Europa Riccardo Magi, la possibilità di estendere le adozioni alle coppie omosessuali unite civilmente "è una questione di civiltà giuridica e di continuità del diritto, oltre che di superare i paletti ideologici che finora hanno impedito non solo ai single, ma anche alle coppie omosessuali, di poter adottare".

La maternità surrogata torna alle Sezioni Unite della Cassazione

Ma il caso di Venezia non è il solo, oggi, a riaprire la partita su adozioni e riconoscimento dei figli nati da coppie omogenitoriali. Con l'ordinanza n. 5656, la Prima Sezione della Corte di cassazione ha infatti chiesto alle Sezioni Unite di esprimersi nuovamente sulla tutela da offrire ai bambini e alle bambine nate tramite gestazione per altri (Gpa), che nel frattempo è diventato un reato universale.

Lo fa sapere Rete Lenford - avvocatura per i diritti Lgbt, protagonista in questi anni nelle battaglie giudiziarie condotte dalle famiglie arcobaleno nei tribunali di tutta Italia. Non ultima quella culminata con la storica sentenza n. 68 della Consulta, con cui la Corte nel maggio 2025 ha stabilito il riconoscimento automatico per i bambini nati in Italia ma concepiti all’estero da due donne tramite fecondazione medicalmente assistita.

Diverso è il caso dei bambini nati tramite gestazione per altri, per la quale la Cassazione ha indicato come unica via l'adozione in casi particolari. Una linea ribadita con la sentenza a Sezioni Unite del dicembre 2022, sulla base della quale era arrivato nel gennaio 2023 lo stop del Viminale alle registrazioni da parte dei sindaci. Ora la Cassazione, con l'ordinanza pubblicata oggi, ha rilevato la necessità di “assicurare la tutela del diritto alla bigenitorialità, alla identità e a uno sviluppo della personalità coerente con le relazioni primarie” che i bambini e le bambine hanno stabilito. E ha chiesto alle Sezioni unite di verificare se possa estendersi, ai bambini e alle bambine nate tramite Gpa, la disciplina prevista per il riconoscimento dei figli nati da persone consanguinee.