Venerdì 13 Marzo 2026

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L'intervento

La riforma non svilisce la Costituzione ma porta a compimento il giusto processo

13 Marzo 2026, 15:55

Csm, la Quinta Commissione propone nuove nomine semidirettive: da Lecce a Roma, i designati

Palazzo Bachelet, sede del Csm

Le ragioni per esprimere un SI convinto al quesito referendario sono solide e numerose.

La riforma, a dispetto di quanto sostenuto da chi la avversa, non svilisce ne depotenzia la Costituzione ma, semmai, ne attua e porta a compimento il giusto processo sancito all’art. 111, definendo la transizione verso un processo accusatorio più compiuto, avviata, oltre trent’anni anni addietro, dalla riforma Vassalli.

Essa restituisce vigore, autonomia ed imparzialità al Giudice, liberandolo da influenze e condizionamenti derivanti dall’appartenenza, condivisa con i PM, ad unico organo di autogoverno.

Al tempo stesso le nuove disposizioni non intaccano in nulla l’autonomia del PM ma, semmai, codificandola espressamente all’art. 104 e non modificando l’art 112 (l’azione penale era e rimane obbligatoria) della Costituzione, pone al riparo tale organo da possibili ingerenze esterne.

Nel sistema accusatorio, va ricordato, è ad un Giudice terzo ed imparziale che è affidata, oltre che la decisione finale resa nel contraddittorio equidistante tra Accusa e Difesa, il vaglio sull’operato del PM durante la fase delle indagini preliminari: per assolvere a tale ruolo in piena autonomia e serenità, specie quando alla Difesa è preclusa ogni forma di incisivo intervento, è necessario assicurare che tra i due organi della Magistratura, quello requirente e quello giudicante, sussista una piena e netta separazione.

La distinzione tra le due Magistrature renderà, poi, finalmente chiara ed inequivocabile la differenza tra un avviso di conclusione indagini ed una sentenza, contribuendo ad arginare quegli effetti negativi, a volte devastanti, derivanti da tale confusione ingenerata nell’opinione pubblica (e spesso alimentata da taluni organi di stampa), restituendo dignità alla presunzione di innocenza, principio cardine di civiltà giuridica.

La riforma contribuirebbe a contrastare, inoltre, il fenomeno, altrettanto grave, della politicizzazione della Magistratura, le cui conseguenze sono ormai evidenti ed allarmanti.

Sotto questo profilo, l’introduzione del sorteggio per l’elezione dei componenti togati dei due CSM, produrrà il risultato di sottrarre all’ANM, un’associazione privata, la gestione di un organo costituzionale, che deve assolvere funzioni di alta amministrazione ma le cui decisioni o dinamiche non dovrebbero mai alterare o influenzare le funzioni giurisdizionali svolte dai singoli magistrati.

Tale ultimo fenomeno, associato alla attuale condivisione dell’organo di autogoverno con i PM (singolare che, negli ultimi 15 anni, la Presidenza dell’ANM sia stata occupata per 7 volte su 9 da Procuratori) ha concorso ad indebolire la fiducia collettiva nell’azione della Magistratura, con grave danno per tutti.

Infine, la costituzione dell’Alta Corte Disciplinare, potrà meglio garantire imparzialità e trasparenza dei procedimenti disciplinari a carico dei Magistrati, mutuando quanto già avvenuto per gli Avvocati con l’istituzione dei Consigli Distrettuali di Disciplina.

Nessun ridimensionamento, dunque, della Magistratura, come paventato strumentalmente da taluni, ma semmai una sua rinnovata regolamentazione, nella prospettiva di una maggiore garanzia per tutti i cittadini e di un più corretto equilibrio con il sistema di poteri di matrice costituzionale.

In conclusione, l’approvazione della riforma renderebbe l’ordinamento giudiziario ed il processo penale, più equo e, per ciò stesso, più efficiente, ponendo l’Italia in linea con i Paesi a più consolidata tradizione liberale e restituendo, al tempo stesso, alla Magistratura quei canoni di imparzialità ed equilibrio che devono contraddistinguere, in ogni contesto nella quale essa opera, lo svolgimento della sua delicata funzione.

Roberto Gambino, componente del Direttivo della locale Camera penale di Agrigento