Il caso
LUCA BAUCCIO, AVVOCATO
«Siamo di fronte a un corto circuito logico. Da un lato processiamo dei professionisti con l’accusa di aver manipolato i racconti dei minori; dall’altro, ci ritroviamo con due distinti verbali della procura che però contengono due periodi pressoché identici. Il che realizza un “karma accusatorio”: l’anomalia che l’accusa cerca negli imputati è finita, paradossalmente, proprio dentro i suoi verbali». È questo il commento pronunciato dall’avvocato Luca Bauccio a margine dell’ultima udienza del processo torinese sulla cosiddetta “Bibbiano bis”, che vede imputate tre donne, tra le quali la psicoterapeuta Nadia Bolognini, già assolta a Reggio Emilia con formula piena nel processo “Angeli e Demoni”.
La vicenda riguarda l’affido di due fratellini nigeriani: dopo la separazione dal marito, la madre dei bimbi si rivolse ai servizi sociali di Torino a causa di gravi difficoltà economiche. Questo portò al primo affidamento (concordato) dei due bambini ad una coppia di donne. Secondo gli inquirenti, tuttavia, gli abusi che hanno portato alla decisione di prolungare l’affido sarebbero stati inventati e manipolati proprio dalle due mamme affidatarie e da Bolognini, che, secondo l’accusa, avrebbe collegato la precoce sessualizzazione dei bambini a un possibile trauma di natura sessuale.
Mercoledì Bauccio è intervenuto durante l’audizione di una teste - un’educatrice che ha seguito dal 2019 in poi i due fratellini - per porre una domanda. «Lei è stata chiamata e ha reso sommarie informazioni in data 17 gennaio 2022. Era da sola quando ha reso queste dichiarazioni o era in compagnia di qualcun altro? - ha chiesto - Solo lei? Non c’era la signora Filippone (altra teste, ndr) accanto?». Una domanda all’apparenza strana, ma la cui natura è stata chiarita poco dopo dal legale, che ha messo in discussione la validità degli atti d’indagine.
Alla risposta negativa della teste (“Ero sola”), il legale ha svelato di aver scoperto che agli atti esistono due verbali di sommarie informazioni, resi da due soggetti distinti, contenenti un capoverso pressoché identico. I documenti, redatti dallo stesso personale di polizia giudiziaria, riportano non solo la stessa data, ma il medesimo orario di inizio: le 11.40. Un dettaglio che suggerisce un’impossibilità fisica o un errore materiale. Ma il problema non è cronologico, è testuale. Interi paragrafi sui presunti malesseri dei bambini (somatizzazioni, dolori addominali, agitazione) risultano infatti sovrapponibili parola per parola, virgole comprese. In un verbale compare solo una breve integrazione, ma l’ossatura resta quello che sembra un “copia e incolla” speculare tra due testimoni diverse.
La stessa teste, nel rispondere alle contestazioni della pm, ha dichiarato di non aver riletto il verbale, affermando di non riconoscersi nelle parole che le venivano contestate. «Non è un linguaggio che mi appartiene - ha dichiarato - non sono mai così dicotomica. Mi pento di non aver riletto il verbale». La difesa ha dunque contestato l’impossibilità di procedere a un esame attendibile partendo da presupposti documentali incerti. Secondo i legali, infatti, la presenza di blocchi di testo identici in verbali di persone diverse non permette di distinguere la reale provenienza delle dichiarazioni: «Riteniamo che non sia possibile contestare le affermazioni alla teste usando questi verbali - ha aggiunto il legale -, poiché non sappiamo chi abbia detto cosa, o se nessuno dei due lo abbia mai detto. Questa è la questione».
Il clima si è scaldato quando il pubblico ministero Giulia Rizzo si è opposta alle letture comparative della difesa prima che la stessa domanda fosse conclusa. «Non siamo all’asilo - ha protestato Bauccio -, sto facendo un’osservazione grave, mi deve lasciar esporre perché ci sono due verbali identici. È incredibile. Sono stato interrotto mentre esponevo una richiesta fondata; la valutazione spetta al collegio, non al pm». Dopo un breve ma concitato momento, dunque, Bauccio ha chiesto di respingere le produzioni testimoniali dell’accusa, richiesta alla quale si sono associate le avvocate Maria Grazia Pellerino e Donatella Mondini, difensori delle madri affidatarie.
Il collegio non ha però accolto l’eccezione: «Il Tribunale, rilevato che i verbali di sommarie informazioni sono atti fidefacenti in cui la teste ha riconosciuto la propria sottoscrizione apposta in calce in ogni pagina di quel verbale - questa l’ordinanza letta in aula -, respinge l’eccezione e dispone di procedersi oltre, restituendo i verbali esibiti ai soli fini della contestazione formulata». Bauccio ha dunque fatto mettere a verbale una dichiarazione: «Nel pieno rispetto dell’ordinanza del Tribunale, la difesa ritiene di non poter svolgere alcun controesame. Non è possibile procedere avendo come termine di riferimento un verbale che contiene parti identiche a un altro atto e riporta lo stesso orario di inizio del verbale medesimo». Il resto dell’udienza è stato una lunga battaglia processuale sulle domande del pubblico ministero, contestate dall’avvocata Pellerino e dagli altri difensori.
La questione dei verbali identici resta dunque agli atti, ma senza bloccare il processo. Sarà il Tribunale, nelle fasi successive del dibattimento, a stabilire quale peso attribuire a quelle dichiarazioni e se le anomalie segnalate dalla difesa possano incidere sulla valutazione complessiva delle prove. «È una contraddizione quasi surreale che in un processo nel quale una psicoterapeuta e due genitori affidatari vengono processati per aver inventato risposte e/o formulato domande suggestive, ci si ritrovi poi in udienza a dover contestare domande suggestive e induttive - ha concluso Bauccio -. Così come è assai singolare che in un processo nel quale si difende una psicoterapeuta accusata di aver introdotto frasi mai dette, si debba constatare che la polizia giudiziaria e il pubblico ministero, nella raccolta delle sommarie informazioni, hanno verbalizzato utilizzando frasi oggettivamente identiche in due verbali diversi corrispondenti a due persone distinte. Questo è un dato oggettivo che prescinde da ogni mia personale considerazione e da ogni illazione, che ovviamente mi rifiuto di fare. Ogni valutazione spetta solo al Tribunale».