Giovedì 12 Marzo 2026

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Il caso

Famiglia nel bosco, smentito lo sciopero della fame: «I bambini mangiano, basta notizie false»

Le Garanti regionale e nazionale visitano i minori e smentiscono il digiuno di protesta. Mentre si attende l’ispezione ministeriale, resta lo scontro sulla gestione del nucleo: il padre cerca la mediazione, la madre rimane lontana

12 Marzo 2026, 18:09

18:10

Casa nel bosco stop all’esposto contro l’assistente sociale

Nessuno sciopero della fame. La notizia circolata con insistenza nella giornata di oggi, secondo cui uno dei figli minori della famiglia Trevallion-Birmingham avrebbe iniziato un digiuno di protesta contro l’allontanamento della madre dalla casa famiglia, è totalmente falsa. A smentirla categoricamente sono state le garanti regionale e nazionale dell’infanzia, Alessandra De Febis e Marina Terragni, che hanno constatato di persona le condizioni del piccolo per spegnere un focolaio mediatico pericoloso.

«Sono stata personalmente in visita presso la struttura che ospita i tre fratellini - ha dichiarato con fermezza De Febis —. Ho pranzato con loro lunedì 9 e nuovamente mercoledì 11, giornata in cui era presente anche il padre Nathan. Abbiamo condiviso il pasto allo stesso tavolo e ho potuto verificare direttamente la situazione: non risulta alcuno sciopero della fame». La Garante regionale ha aggiunto che, pur in una vicenda che richiederebbe il massimo riserbo, si è vista costretta a fornire precisazioni pubbliche per evitare la diffusione di informazioni non verificate.

Il rischio è che la strumentalizzazione del caso da parte della politica stia raggiungendo livelli di guardia. La diffusione di notizie come quella del digiuno dei bambini non fa che aumentare la rabbia sociale nei confronti degli operatori del Servizio sociale e dei giudici del Tribunale dell’Aquila, proprio mentre martedì sono attesi gli ispettori inviati dal ministero della Giustizia. In questo clima incandescente si inserisce la mossa di Matteo Salvini: come già accaduto per i fatti di Bibbiano, il leader della Lega conta di visitare la “famiglia nel bosco”, con l’obiettivo di chiudere la campagna elettorale salendo sul palcoscenico di un tema di cronaca emotivamente fortissimo.

Poco prima di entrare nella casa famiglia, Marina Terragni ha rilasciato dichiarazioni durissime sulla gestione del nucleo: «Non voglio dare la croce agli assistenti sociali, ma esiste un problema di formazione. Si ritrovano spesso a gestire situazioni delicate senza strumenti adeguati; in questo caso pesano anche un gap linguistico e culturale che ha complicato le cose». Secondo la Garante nazionale, lo Stato ha fallito nell’approccio: «Quando lo Stato si avvicina a una famiglia deve adattarsi, ci deve essere competenza per capire. Se si crea una difficoltà insuperabile, si deve avere l’umiltà di cambiare l’operatore. Nel mio mondo ideale, lo Stato non manda un antagonista, ma una sorta di amico o familiare che entra nel ménage e corregge la rotta».

All’uscita, Terragni ha confermato di aver trovato i bambini a tavola, descrivendoli come "molto intelligenti" ma provati: «Li ho trovati iperattivi, agitati e con momenti di malinconia; stanno vivendo cose molto faticose. Come usciranno da qui? Traumatizzati, e non lo dico io, lo dicono i luminari della psichiatria di questo Paese (esperti che tuttavia, va precisato, non hanno mai visionato gli atti né visitato i minori, ndr)». La Garante ha ribadito che la formazione alternativa e la vita nel bosco non sembrano aver compromesso lo sviluppo cognitivo dei bambini, rendendo la sproporzione tra la vita precedente e l’attuale percorso giudiziario “evidente”. «Il difetto sta nel manico: qualcosa non ha funzionato nei primissimi mesi di presa in carico e da lì la vicenda si è storta senza più raddrizzarsi».

Mentre la madre Catherine resta lontana dalla casa famiglia per comportamenti definiti dal Tribunale “ostili” e d’ostacolo alla tutela, il padre Nathan Trevallion ha scelto la via della collaborazione. Si è detto disponibile a parlare con gli assistenti sociali e questa mattina ha visitato una nuova casa - vicina al bosco e a dieci minuti dal vecchio casolare - dove spera di potersi trasferire presto con tutta la famiglia, cercando di ricucire uno strappo istituzionale che Terragni non ha esitato a definire “sproporzionato”.