Giovedì 12 Marzo 2026

×

La lotta tra correnti

Caos al Csm, bocciato il ricollocamento di Peroni Ranchet, scontro totale sulla Scuola superiore della magistratura

Il plenum respinge a maggioranza la delibera della Terza Commissione: tra accuse di "accelerazioni anomale" e il rebus dell'insediamento di Palazzi, la partita per l’egemonia culturale della Scuola resta aperta, mentre scade la presidenza di Silvana Sciarra

12 Marzo 2026, 14:19

Csm, raffica di nomine: Falvo a Potenza e Balsamo a Palermo

Plenum del Csm

Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha bocciato a maggioranza (16 voti contrari, 13 favorevoli e un astenuto) la proposta di ricollocamento in ruolo del magistrato Roberto Peroni Ranchet, toga di Magistratura indipendente. Il caso, che agita Villa Castelpulci e Palazzo dei Marescialli, si inserisce in un intricato risiko giuridico nato dopo che il Consiglio di Stato aveva annullato l’originaria nomina di Peroni Ranchet al direttivo della Scuola superiore della magistratura (Ssm), imponendo una riedizione della comparazione con il ricorrente Mario Palazzi. Un magistrato, quest’ultimo, che a sua volta ha dovuto lasciare la poltrona conquistata dopo un lungo braccio di ferro amministrativo, data la sua indisponibilità a rinunciare alla poltrona di procuratore di Viterbo.

Il relatore della richiesta di delibera respinta, il togato di Area Marcello Basilico, ha sostenuto l’inevitabilità del richiamo in ruolo di Peroni Ranchet, nonostante quest’ultimo avesse manifestato, con una nota inviata al Csm il 5 marzo, la disponibilità a revocare l’istanza di rientro per restare alla Scuola. Secondo Basilico, dopo la delibera del 18 febbraio che aveva individuato Palazzi come vincitore, Peroni Ranchet sarebbe rimasto privo di legittimazione. Sulla stessa linea Roberto D’Auria (Unicost), che ha sollevato un tema di responsabilità erariale «per un magistrato che continua a percepire lo stipendio e non è né in ruolo né nel comitato», ribadendo che, con l’insediamento di Palazzi, la legittimazione del predecessore è cessata: «Gli atti amministrativi sono esecutivi a prescindere dalla loro legittimità fino a che un organo terzo non ne dichiari l’eventuale legittimità».

L’opposizione alla delibera ha invece puntato sulla “anomalia” dell’insediamento di Palazzi, insediatosi davanti alla sola presidente Silvana Sciarra prima ancora che la Commissione avesse stabilito un eventuale esonero o collocamento fuori ruolo, e sulla necessità di completare la procedura di riedizione senza nuovi bandi. Per la toga di Mi Bernadette Nicotra, «questa pratica ha subìto un’accelerazione veramente brusca rispetto ad altre pendenti in Terza Commissione che non hanno avuto la stessa corsia preferenziale. Penso a pratiche ancora in istruttoria dal 16 gennaio come quella di Michele Emiliano, già decaduto dalla carica di presidente della Regione Puglia, che rimane in una sorta di limbo: non è ancora rientrato in ruolo, mancando così all’ufficio di destinazione e creando forse un problema di organico. Eppure, la Terza Commissione non ha ancora deciso. Qual è dunque l’urgenza di ricollocare subito il dottor Peroni a fronte dell’istanza da lui presentata? - ha evidenziato - Mi fermo qui, senza andare oltre tutto ciò che ha preceduto questa vicenda».

Il togato indipendente Andrea Mirenda ha citato l’autovincolo del Csm sancito da una delibera del 2013, secondo cui l’annullamento di una nomina non è autoapplicativa e richiede la permanenza in carica fino a nuova delibera: «Abbiamo, dopo la delibera del giudice amministrativo, un Consiglio direttivo della scuola perfettamente in carica sino a nuova riedizione». Per Mirenda, il potere di riedizione non si è esaurito: «Il giudice amministrativo ci ha detto che dobbiamo completare le procedure facendo le comparazioni fra chi ovviamente resta». Analizzando il periodo tra la decadenza di Palazzi e la delibera di nomina, Mirenda ha sottolineato come l’insediamento repentino sia la chiave di volta del problema: «Quali effetti ha quell’insediamento? - si è chiesto - È idoneo a realizzare un atto, eventualmente illegittimo, ma ancora identificabile sul piano formale? Sappiamo che ci sono elementi estremamente critici legati a questo insediamento. Se non fosse valido, ci troveremmo nella situazione descritta dal nostro autovincolo e dalla giurisprudenza: la permanenza in carica del precedente Consiglio direttivo e un potere di riedizione non consumato perché non è arrivato a termine. E il termine elementare è quello di verificare, tra chi resta, la comparazione per valutarne l’idoneità all’incarico».

Maria Luisa Mazzola (Mi) ha sollevato dubbi sulla celerità dell’iniziativa della Terza Commissione, suggerendo che la Sesta debba ora valutare la riconferma di Peroni Ranchet. Una soluzione che «consentirebbe alla Scuola, in brevissimo tempo, di tornare ad operare a pieno organico a fronte di un’alternativa che è quella di un nuovo bando e che richiederebbe almeno 5-6 mesi». Mentre per Antonino Laganà (Unicost) la presa di possesso di Palazzi resta un fatto che toglie titolo a Peroni Ranchet («se la presa di possesso c’è, è evidente che il dottor Peroni non ha più alcun titolo, fin quando non impugnerà quella presa di possesso»), per i contrari alla delibera quell’atto sarebbe privo di effetti validi in quanto “abnorme”.

In chiusura di dibattito, Basilico ha indirizzato una nuova critica alle notizie stampa che hanno interessato i lavori di Commissione, segnalando la coincidenza temporale tra le sedute e le cronache giornalistiche del Dubbio. Un lavoro di verifica sui documenti contenuti all’ordine del giorno di quella che si autodefinisce come “casa di vetro” dei magistrati nella quale, però, sembra non essere lecito sbirciare.

Con la bocciatura della delibera, Peroni Ranchet rimane formalmente fuori ruolo e, anche lui, in una sorta di limbo. La partita per l’egemonia culturale e direttiva della Scuola superiore della magistratura - questo il tema che fa da sfondo alla vicenda - torna ora nelle mani della Sesta Commissione. Le opzioni sono due: Peroni Ranchet potrebbe presentarsi alla Scuola per continuare a fare il componente direttivo ed essere “accolto” o, in caso di non accoglimento, lo stesso potrebbe chiedere pronuncia formale al Csm in riedizione del potere di nomina, nel rispetto della decisione del giudice amministrativo. Il tutto mentre, oggi, scade il mandato della presidente Silvana Sciarra. E si apre, così, la vera partita di questa vicenda.