Le reazioni
La "Famiglia nel bosco"
Il caso della famiglia nel bosco apre un duro scontro tra istituzioni, magistratura e politica dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di disporre l’allontanamento urgente dei tre fratelli dalla comunità di Vasto, in provincia di Chieti, dove vivevano. I bambini saranno trasferiti in un’altra struttura, ma senza la madre, mentre la vicenda assume sempre più i contorni di un braccio di ferro pubblico e giudiziario.
Il provvedimento del Tribunale, secondo quanto emerge, è motivato dalla condotta ritenuta «gravemente ostativa» della donna e dal presunto boicottaggio del percorso di istruzione dei figli. Una valutazione che ha provocato la reazione immediata dei legali della coppia, i quali hanno annunciato un ricorso in appello contro l’ordinanza.
La decisione dei giudici dei minori segna un passaggio pesante nella gestione del caso Trevallion-Birmingham. I tre fratelli dovranno lasciare la comunità di Vasto per essere accolti in una nuova struttura, ma resteranno insieme. L’ordinanza punta a rendere effettivo il trasferimento anche attraverso misure particolarmente rigide.
Il Tribunale ha infatti autorizzato il ricorso alla forza pubblica per garantire che lo spostamento avvenga senza interferenze, soprattutto a fronte della forte esposizione mediatica della vicenda. Contestualmente, i giudici hanno incaricato il tutore e il curatore speciale dei bambini, Maria Luisa Palladino e Marika Bolognese, di intraprendere iniziative legali anche davanti al Garante della Privacy per tutelare la riservatezza dei minori.
Nel provvedimento emerge una netta differenza di valutazione tra le due figure genitoriali. Se la madre viene considerata responsabile di una condotta incompatibile con il percorso predisposto per i figli, il padre Nathan Trevallion viene invece descritto dal Tribunale come figura «adeguata e utile».
Secondo i giudici, Trevallion ha collaborato nell’esecuzione delle vaccinazioni e ha mostrato comprensione rispetto alle emozioni dei bambini. Per questo il Tribunale suggerisce di intensificare gli incontri tra il padre e i minori. Diversa la linea tracciata per la madre, per la quale sono previsti soltanto contatti a distanza oppure incontri vigilati in spazio neutro.
La scelta del Tribunale ha innescato una reazione immediata sul piano legale e istituzionale. Gli avvocati della coppia hanno già annunciato appello contro l’ordinanza, contestando di fatto un provvedimento che modifica profondamente l’assetto costruito nelle ultime settimane.
Sulla vicenda è intervenuta anche la Garante dell’Infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, che ha espresso sorpresa per la decisione. De Febis ha sottolineato come i bambini avessero già iniziato ad ambientarsi nella struttura di Vasto e ha avvertito che un nuovo spostamento potrebbe determinare ulteriori conseguenze sulla loro salute psicofisica. Da qui la richiesta di una sospensione della decisione.
A far salire ulteriormente il livello dello scontro è stata soprattutto la presa di posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta con toni molto duri contro il provvedimento dei giudici minorili.
«Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion, la “famiglia nel bosco”», afferma la premier, riguardano «una decisione che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre». Meloni aggiunge: «Il mio pensiero va ai bambini e ai loro genitori colpiti da una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico».
L’attacco del presidente del Consiglio investe direttamente il rapporto tra Stato, magistratura e famiglia. «Non è compito della giustizia, e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli, imporre uno stile di vita fondato su standard che sono chiaramente ideologici», sostiene. Poi rincara: «Perché i figli non sono dello Stato: i figli sono delle mamme e dei papà, e uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti».
Meloni richiama anche l’iniziativa legislativa del governo sul tema, ricordando che l’esecutivo «era già intervenuto su questa materia, varando un disegno di legge apposito», auspicando che il Parlamento possa approvarlo in tempi brevi «per restringere l’arbitrio e perseguire esclusivamente il superiore interesse dei minori».