Giovedì 05 Marzo 2026

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La sentenza

Depistaggi Cucchi, Cassazione assolve Sabatino: definitive due condanne e tre prescrizioni

La Quinta sezione penale accoglie la richiesta della procura generale: annullamento senza rinvio «perché il fatto non costituisce reato» per il colonnello

05 Marzo 2026, 11:13

Depistaggi Cucchi, Cassazione assolve Sabatino: definitive due condanne e tre prescrizioni

Il colonnello Lorenzo Sabatino

La Cassazione ha assolto il colonnello Lorenzo Sabatino e ha rigettato i ricorsi degli altri carabinieri condannati o per i quali era stata dichiarata la prescrizione nel processo d’Appello sui depistaggi seguiti al pestaggio e alla morte di Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e morto sette giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini. La sentenza della Quinta sezione penale accoglie dunque la richiesta della procura generale e rende definitive, per gli altri imputati, due condanne e tre prescrizioni.

La decisione della Quinta sezione: annullamento senza rinvio per Sabatino

Questa mattina il sostituto procuratore generale Tomaso Epidendio aveva sollecitato per Sabatino, che ha rinunciato alla prescrizione, l’annullamento senza rinvio «perché il fatto non costituisce reato», sostenendo «la contraddittorietà e illogicità della sentenza» di secondo grado. La Cassazione ha accolto questa impostazione, assolvendolo dopo le condanne maturate in primo e secondo grado.

Ricorsi respinti per gli altri imputati: condanne e prescrizioni diventano definitive

Per gli altri carabinieri, invece, i supremi giudici hanno rigettato i ricorsi, rendendo definitive le posizioni già cristallizzate in Appello. I sei militari prescritti o condannati con la sentenza del 19 giugno scorso avevano impugnato quel verdetto. In secondo grado era stata confermata la condanna a due anni e mezzo per Luca De Cianni, era stata riconosciuta la prescrizione per il generale Alessandro Casarsa, per Francesco Cavallo e Luciano Soligo, mentre per Francesco Di Sano la pena era stata ridotta a 10 mesi. Con quella decisione erano stati assolti Massimiliano Colombo Labriola e Tiziano Testarmata.

Le accuse contestate nel procedimento, nato dall’inchiesta del pm Giovanni Musarò, a vario titolo e a seconda delle posizioni, vanno dal falso al favoreggiamento, dall’omessa denuncia alla calunnia.

Le motivazioni dell’Appello: «Una realtà di comodo»

Nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, i giudici della seconda sezione della Corte d’Appello di Roma avevano ricostruito una sequenza di «anomalie» nella catena degli eventi, immediatamente prima e dopo la stesura delle annotazioni finite sotto processo. Secondo quel ragionamento, l’intento dei carabinieri comandati da Casarsa non sarebbe stato quello di individuare «la mela marcia» e approfondire davvero la dinamica, ma «al contrario, di restituire una realtà di comodo».