Mercoledì 04 Marzo 2026

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Giustizia tributaria

Siena rischia l’accorpamento a Firenze, la Provincia scrive: «Così si limita il diritto alla difesa»

La presidente Agnese Carletti chiede alla numero uno della giustizia tributaria di fermare l’ipotesi: «Prossimità, territorio e imprese non si tagliano con i numeri»

04 Marzo 2026, 12:27

Siena rischia l’accorpamento a Firenze, la Provincia scrive: «Così si limita il diritto alla difesa»

La possibile riforma della giustizia tributaria finisce nel mirino della Provincia di Siena. In una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, Carolina Lussana, la presidente Agnese Carletti esprime “preoccupazione” per le notizie su un piano del Mef che prevederebbe la soppressione di 22 sedi di primo grado su 103. Nel mirino, in particolare, l’ipotesi di accorpamento e trasferimento della sede di Siena verso Firenze.

Carletti avverte che l’ipotesi di spostamento “rischia di produrre conseguenze gravi” sul diritto alla difesa e sull’accesso effettivo alla giustizia per i territori. La presidente richiama anche i dati della sede senese: due sezioni, otto giudici, oltre 300 ricorsi trattati nel 2025 e quattro dipendenti.

I rischi indicati: distanze, costi e impatto su imprese e famiglie

Nella lettera vengono elencate le principali criticità che, secondo la Provincia, deriverebbero dall’allontanamento della sede. Prima di tutto, il peso logistico per cittadini e operatori economici: piccoli imprenditori, artigiani, agricoltori e famiglie, già alle prese con difficoltà economiche e infrastrutture non sempre adeguate, dovrebbero fare i conti con distanze, costi di spostamento e tempi di percorrenza.

C’è poi, secondo Carletti, una questione di principio: la lesione dell’idea di una giustizia “effettiva e vicina”, soprattutto in un settore – quello tributario – che spesso rappresenta “l’ultima tutela” contro accertamenti fiscali ritenuti ingiusti o sproporzionati.

Sul piano economico, la Provincia teme un ulteriore colpo a un tessuto già fragile: l’accorpamento potrebbe tradursi in un disincentivo a investimenti e residenza nelle aree interne. Infine, viene sottolineata la possibile perdita di professionalità e know-how maturati nel tempo da giudici, personale e avvocati operanti sul territorio.

La richiesta politica e istituzionale è chiara: qualunque riorganizzazione, scrive Carletti, deve tenere conto delle peculiarità territoriali, della capillarità del servizio e del principio di prossimità della giustizia, soprattutto nelle province a bassa densità e con attività produttive diffuse.