Venerdì 27 Febbraio 2026

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I manifesti per il No dentro al Tribunale: a Reggio Calabria l’Anm batte se stessa

Iniziativa choc delle toghe sullo Stretto: slogan esposti pure davanti alla sala degli avvocati. Il Coa: «Questi luoghi devono essere neutrali»

27 Febbraio 2026, 18:33

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I manifesti per il No dentro al Tribunale: a Reggio Calabria l’Anm batte se stessa

È un’onda anomala. Spinta dal vento della propaganda Anm. Soffia da Reggio Calabria fino a Treviso. Ma non trascura la Sardegna, Sassari in particolare. Si tratta delle eccentricità contagiose con cui il sindacato delle toghe continua a “vivacizzare” la propria campagna per il No. Continua l’occupazione militare dei Tribunali da parte delle correnti che, attaverso le sezioni locali dell’Associazione, trasformano i Palazzi di giustizia in padiglioni per la loro battaglia contro la separazione delle carriere.

Si va da Sassari, con i volantini “Io voto No al referendum giustizia” esposti da giudici e pm sulle porte delle loro stanze, a Treviso, dove l’Anm ha trasformato un dibattito con l’Ordine degli avvocati in una passerella unilaterale, con la seguente motivazione: caro presidente del Coa, i tuoi relatori non ci piacciono, facciamo tutto da soli. Ma è a Reggio Calabria che si registra la prodezza più clamorosa. Davanti alle aule di udienza del Tribunale, questa mattina, non c’erano solo parti e difensori. A far loro compagnia anche sei pannelli di grandi dimensioni, collocati nell’atrio che separa i vari ingressi delle aule con gli slogan per esortare al No in vista della consultazione sulla riforma. Totem, roll-up, pannelli espositivi, flyer. Si è discusso anche del nome esatto con cui chiamarli, prima di arrendersi all’evidenza che la questione terminologica appartiene più al linguaggio degli eventi o delle fiere che a quello della giurisdizione.

In ogni caso l’impatto visivo è stato alto e inequivocabile. All’inizio della mattinata uno dei cartelli si trovava proprio all’ingresso della sala riservata agli avvocati. Un vero e proprio pugno nell’occhio e «un’autentica provocazione», come commentato da diversi legali reggini nel corso della mattinata. Tanto che, poche ore più tardi, il pannello è stato spostato di qualche metro, più defilato rispetto alla sala dedicata ai difensori. In ogni caso, come pare del tutto evidente, la campagna referendaria è entrata fisicamente nel Palazzo di giustizia che, a rigor di logica, non dovrebbe essere né una piazza, né un luogo da adibire a comizi o a campagne politiche.

L’iniziativa, autorizzata dal presidente del Tribunale, ha suscitato una reazione immediata del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Reggio Calabria , che ha deliberato un comunicato formale indirizzato ai vertici giudiziari e forensi. Il documento esprime “la più ferma stigmatizzazione per l’esposizione, avvenuta presso i locali del Tribunale di Reggio Calabria, di sei pannelli di considerevoli dimensioni che propagandano, davanti all’ingresso delle singole aule di udienza, le ragioni del comitato per il ‘no’ al referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario”.

L’Ordine chiarisce subito il perimetro della propria presa di posizione. “Una questione di metodo, non di merito”. Il Consiglio precisa che la posizione “non attiene ai contenuti della questione referendaria, né intende sindacare la legittimità del dibattito pubblico su un tema di così rilevante interesse collettivo”. Il diritto al confronto democratico riceve, nel testo, un riconoscimento esplicito. La vera questione, per l’avvocatura reggina, riguarda la sede scelta. Il comunicato sottolinea come la collocazione dei pannelli incida “sul decoro dell’istituzione e della sacralità del luogo in cui si esercita la giurisdizione”.

Parole che riportano il dibattito al valore simbolico del Palazzo di giustizia. Il passaggio centrale della presa di posizione recita così: “Il Palazzo di giustizia e i suoi locali non sono - e non possono diventare - teatro della politica e della competizione elettorale o referendaria, uno dei presidi più alti delle istituzioni democratiche, lo spazio in cui si amministra la giustizia in nome del popolo italiano e in cui deve essere coltivata come valore assoluto la neutralità politica delle istituzioni”.

I rappresentanti degli avvocati reggini individuano una lesione precisa: “L’esposizione di cotanta cartellonistica all’interno degli uffici giudiziari costituisce una violazione manifesta del principio di terzietà e imparzialità che deve caratterizzare i luoghi della giustizia, trasformando uno spazio istituzionale deputato all’esercizio della giurisdizione in un luogo di propaganda politica”. E nel riconosce ai magistrati “pieno diritto di esprimere le proprie opinioni e di partecipare al dibattito pubblico sulle riforme” delimitano il terreno dell’esercizio di tale diritto che “deve essere esercitato nelle sedi appropriate - piazze, circoli, sedi associative, mezzi di comunicazione - non all’interno degli uffici giudiziari, che devono preservare la loro immagine di neutralità e che non devono essere degradati a centri commerciali”. La conclusione è una richiesta operativa: “adottare con urgenza tutti i provvedimenti necessari per rimuovere il materiale propagandistico esposto e per impedire che simili episodi possano ripetersi in futuro”.

Il caso reggino getta nuova benzina sul fuoco, e non se ne sentiva certo il bisogno, lungo il percorso che conduce al voto del 22 e 23 marzo e che già si sta nutrendo di scontri senza esclusioni di colpi e di toni non certo consoni al merito della questione. La campagna per il referendum, che dovrebbe offrire ai cittadini strumenti per valutare assetti costituzionali complessi, rischia di diventare un nuovo terreno di scontro tra categorie, tra istituzioni, tra “noi” e “loro”.

E così la discussione sulla separazione delle carriere finisce per essere percepita più come un test di forza politico che come riassetto del potere giudiziario. Si vedrà, adesso, quali saranno le decisioni del presidente del Tribunale reggino davanti alle richieste dell’Ordine degli avvocati, ma la sensazione è che, come al solito, la situazione sia grave, ma non seria.