Venerdì 27 Febbraio 2026

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Le motivazioni

La Consulta: tossicodipendente imputabile, sconto solo con intossicazione “cronica”

Sentenza n. 21: non è incostituzionale la linea della Cassazione. Esclusa o ridotta imputabilità solo se la dipendenza ha prodotto una vera malattia psichica stabile anche dopo astinenza

27 Febbraio 2026, 09:17

Prescrizione e risarcimento, la Consulta: nessuna violazione della presunzione di innocenza

Sede della Consulta

Non basta essere tossicodipendenti per ottenere uno “sconto” automatico sulla responsabilità penale. Con la sentenza n. 21 depositata oggi, la Corte costituzionale ha chiarito che il sistema penale italiano può considerare il tossicodipendente imputabile, salvo che si sia in presenza di una intossicazione “cronica” intesa come vera e propria malattia psichica stabile e non legata alla singola assunzione di sostanze.

Cosa ha deciso la Corte costituzionale

La Consulta ha dichiarato non fondate le questioni sollevate da un giudice per l’udienza preliminare di Bergamo sulla disciplina dell’imputabilità del reo tossicodipendente. Secondo la Corte, la scelta del codice penale non contrasta di per sé con la Costituzione: il tossicodipendente non è equiparato automaticamente a un malato psichiatrico, ma resta responsabile delle proprie condotte, perché in linea di principio responsabile anche del proprio stato di dipendenza.

Il nodo: quando può scendere l’imputabilità

Il giudice rimettente contestava l’interpretazione costante della Cassazione: l’imputabilità può essere esclusa o diminuita (art. 95 c.p.) solo se c’è una intossicazione cronica, cioè un quadro psichico che permane indipendentemente da nuove assunzioni.

Il punto critico sollevato era l’esclusione, da questa nozione, dei disturbi tipici della dipendenza come craving e sindrome da astinenza, che possono essere molto incisivi sul piano comportamentale e, secondo il giudice, anche sulla capacità di intendere e volere.

La Consulta, però, ribadisce che anche quando i disturbi da uso prolungato riducono significativamente la capacità di intendere e volere al momento del fatto, l’autore resta rimproverabile perché non ha intrapreso prima un serio percorso di disintossicazione in un momento “anteriore ragionevolmente prossimo” al reato. Per questo, non è contrario al principio di colpevolezza prevedere la pena senza un’attenuante legata alla sola dipendenza.

Che cosa si intende davvero per “intossicazione cronica”

Per la Corte, la situazione “cronica” ricorre soltanto se emergono gravi anomalie psichiche che si riscontrano anche dopo lunghi periodi di astinenza, in particolare psicosi con fenomeni di grave dispercezione della realtà, spesso collegate a quadri di comorbidità o doppia diagnosi insieme alla dipendenza. In presenza di tali condizioni, spetterà poi al giudice verificare la concreta incidenza sulla capacità di intendere e di volere, secondo le regole generali sulle infermità mentali.

Vulnerabilità riconosciuta, ma con percorsi di cura

La Consulta sottolinea anche l’altro lato della medaglia: l’ordinamento riconosce la particolare vulnerabilità del tossicodipendente imputabile e prevede una disciplina di pene e misure cautelari fortemente improntata a un approccio terapeutico e riabilitativo, mettendo a disposizione percorsi di recupero dentro e fuori dal carcere. Un impianto che, nel ragionamento della Corte, dà attuazione ai doveri di solidarietà (art. 2 Cost.) e di tutela della salute (art. 32 Cost.), favorendo il recupero di una piena libertà “dalla” dipendenza.