Giovedì 26 Febbraio 2026

×

Denuncia choc

«Chi vota No difende un sistema malato». Parola di magistrati

Toghe per il Sì: in un documento firmato da 29 magistrati, critica a correnti e Csm unico e timori su condizionamenti nel processo

26 Febbraio 2026, 08:19

«Chi vota No difende un sistema malato». Parola di magistrati

Forse solo dei magistrati potevano certificare con tanta spietata, chirurgica precisione le dinamiche che sottopongono i giudici al controllo delle Procure, le carriere di tutti i magistrati al dominio delle correnti, il Csm alla deriva clientelare. A restituire come forse mai era avvenuto finora tutti i vizi del sistema correntocratico è infatti il documento firmato, e diffuso nelle ultime ore, da 29 giudici e pm, tutti già impegnati per il Sì al referendum sulle carriere separate.

L'ampio “manifesto” dal titolo “Le ragioni di un Sì di un magistrato” è sottoscritto da alcune delle toghe presenti nei comitati “pro riforma”, da Giuseppe Cioffi ad Anna Gallucci, insieme con Carmen Giuffrida, Monica Marchionni, Giuseppe Cricenti, Clementina Forleo, Edoardo D'Ambrosio, Natalia Ceccarelli, l'unico togato indipendente dell'attuale Csm Andrea Mirenda e altri ancora.

«Non si può capire la riforma costituzionale se non si conosce come funziona il sistema attuale della magistratura», si legge nel documento. «Chi vota No è convinto di difendere la Costituzione, e invece difende un sistema profondamente malato. Il sistema è malato perché le correnti hanno occupato l'organo di autogoverno della magistratura, il Consiglio superiore della magistratura». E ancora: «Le correnti hanno lottizzato ogni attività del Csm, dalle nomine dei direttivi e dei semidirettivi alla Scuola della magistratura, ai fuori ruolo. Il fatto che delle associazioni private abbiano occupato l'organo che dovrebbe garantire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura costituisce una grave anomalia del sistema». Fino all'osservazione che più di tutte fa a pezzi la difesa di un Consiglio superiore basato sul “principio di rappresentanza”: «Vi sono legittime elezioni, per carità, ma nessun magistrato è in grado di competere con le correnti, non avendo alcuna possibilità di farsi conoscere dall'elettorato sul vasto territorio del collegio elettorale nel breve tempo concesso tra la candidatura e le elezioni». Un “dettaglio” di cui nessuno parla.

Ma forse il cuore della denuncia è nella puntuale descrizione delle dinamiche che pregiudicano un effettiva libertà dei giudici dalle Procure: «Tramite un Csm unico, controllato dalle correnti, è possibile, da parte delle Procure, incidere sulle valutazioni di professionalità e sulle domande per incarichi direttivi di un giudice. Le Procure sono dirette da capi che hanno minimo 50, 60 anni, e che, per il sistema delle nomine, sono spesso espressioni delle correnti e rivestono o hanno spesso rivestito all'interno delle correnti incarichi importanti. Quando c'è una inchiesta importante, su cui la Procura si gioca la propria credibilità, le decisioni su una richiesta di misura cautelare vengono prese da un gip giovane oppure da un giudice più anziano che ha fatto, per esempio, in quel momento una domanda per un incarico direttivo. La carriera di questi giudici dipenderà dal Csm dove siedono i colleghi della corrente alla quale appartiene il procuratore». Si sentirà davvero libero, quel giudice? «Ovviamente non si discute sul fatto che oggi i giudici si sentano ugualmente liberi», fanno notare le toghe per il Sì, «si ritiene però che ciò non vada lasciato alla sensibilità individuale: è il sistema giuridico che deve proteggere il giudice».