Il primo confronto tra “pezzi da novanta” della campagna referendaria c’è stato a Palermo, alla “Fondazione per l'Arte e la Cultura Lauro Chiazzese”: il ministro Carlo Nordio e il leader del M5s Giuseppe Conte si sono incontrati a meno di un mese dal voto sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere. Un faccia a faccia pacato ma serrato, senza concedere nulla all’avversario. Ovviamente nessun argomento nuovo da parte di entrambi, la novità è stata solo nel vederli uno accanto all’altro a difendere le consuete proprie ragioni.
L’applausometro ha visto un leggero vantaggio per Conte, mentre i numeri condivisi durante il dibattito da Alessandra Ghisleri danno un sostanziale pareggio: «Il 50,7% dei siciliani voterà sì, il 49,3 voterà no». Insomma un testa a testa. Il Guardasigilli ha ribadito che quando vincerà nelle urne «apriremo un confronto con il mondo dell'avvocatura, i magistrati e il mondo accademico per la fase delle leggi di attuazione». Ha aggiunto che la riforma non impedisce «affatto la possibilità di ricorrere in Cassazione contro le decisioni disciplinari. In sede di confronto ci sarà ampia possibilità di discussione. Finora non c'è stato perché alla notizia della riforma l'Anm ha risposto con lo sciopero».
Il responsabile di Via Arenula, smentendo gli auspici del vice premier Antonio Tajani, ha assicurato: «Non abbiamo toccato e non toccheremo la norma che dice che il pm dispone della polizia giudiziaria. Qui si fa il processo alle intenzioni». «Noi abbiamo elevato – ha precisato ancora - l'indipendenza del pm perché l'attuale articolo 107 della Costituzione prevede che la sua figura sia disciplinata da legge ordinaria. Con la riforma ne abbiamo enfatizzato l'autonomia. Ma forse chi è contrario alla riforma non ha letto bene il nostro testo». Ha poi sottolineato «certa riluttanza a cambiare le cose da parte della magistratura, ma la separazione delle carriere è ineludibile». Dall’altra parte è stato chiaro: «L'articolo 104 è tassativo: non c'è nessuna interferenza del potere esecutivo sull'autorità, sull'autorevolezza l'autonomia e l'indipendenza della magistratura».
E poi l’affondo contro Conte: «Voi non avete argomenti contro questa riforma: non ne avete né di giuridici né di costituzionali, e siete costretti al processo alle intenzioni, alla fumosa polemica su cose che non hanno nulla a che vedere con la riforma in quanto tale. Da parte vostra solo argomenti sterili e con slogan abbastanza astratti e quasi metafisici». Conte ha controbattuto, andando spesso fuori tema. «Sono molto preoccupato. State realizzando un disegno di politica criminale sin dall'inizio. Ricordo la legge sui 'rave party': è andata in Gazzetta ufficiale e poi l'hanno modificata dopo che avete capito gli errori. Da lì è stato tutto un crescendo: oggi abbiamo decine e decine di inasprimenti di pene, poi avete eliminato l'abuso d'ufficio e vi siete presi una stangata dall'Unione europea e avete ridimensionato il traffico di influenze illecite. E lei, ministro Nordio ha fatto una crociata contro le intercettazioni».
E invece nel merito della riforma: «Non credete – ha detto rivolto alla platea - alle chiacchiere e alle frottole: avremo una componente togata maggioritaria disarticolata e una componente laica attrezzatissima con un mandato politico per condizionare nomine e trasferimenti. Al pm che indaga sulla Santanchè a Milano con questa riforma chi glielo farà fare di rovinarsi una carriera per indagare un ministro. È il mondo delle favole».
Intervenuto nel primo blocco, che ha ospitato una tavola rotonda, anche il presidente del Cnf, Francesco Greco che ha ricordato come «l’avvocato è l’unico attore del processo che sta dalla parte del cittadino, sia esso imputato o parte civile. Giudice e pm hanno funzioni radicalmente diverse: il giudice deve essere terzo, il pm deve sostenere l’accusa». Per questo «è giusto che l’avvocato, unico difensore dei diritti del cittadino, sia posto su un piano di effettiva parità con il pm. Oggi questa parità non esiste: il 97% delle richieste di rinvio a giudizio formulate dal pm viene accolto dal gip, spesso in modo acritico, mentre nel dibattimento il 46% dei processi si conclude con un’assoluzione. In Giappone solo il 4% degli imputati viene assolto, perché si arriva a processo soltanto in presenza di prove solide e difficilmente contestabili». Ha poi concluso: «Chi sostiene il Sì al referendum non vuole indebolire né il giudice né il pm. Questa riforma non incide sulle prerogative del giudice e non indebolisce il pm. Eppure, i sostenitori del No, a fasi alterne, affermano prima che la riforma lo indebolirebbe e poi, contraddittoriamente, che lo rafforzerebbe».
Di diverso parere, Maurizio De Lucia, procuratore capo di Palermo: «La separazione delle carriere non c'entra nulla col 'giusto processo', che è nella Costituzione del 1999. Questa è una riforma dell'ordinamento giudiziario e non c'entra nulla col giusto processo: se un cittadino pensa che con la vittoria del 'sì' al referendum il suo processo cambia allora si sbaglia. La parità tra le parti già esiste - ha aggiunto de Lucia -, dovremmo semmai lavorare sulle garanzie del processo». Nella medesima tavola rotonda anche il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi: «Il dibattito politico ha un limite e non può essere certamente nella demonizzazione dell'avversario».
Sul versante politico opposto il deputato dem Giuseppe Provenzano: «Credo che non siano ancora arrivate delle scuse per parole molto gravi che sono state utilizzate. Questa potrebbe essere l'occasione per scusarsi per il ministro Nordio». Sono intervenuti anche i giornalisti Alessandro Sallusti e Sandra Amurri.