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Dibattito

Sorteggio, Alta Corte e carriere separate. Al Coa di Roma il confronto tra Sì e No

Confronto promosso dall’Ordine forense: scontro su vari temi e sul ruolo del pm nelle indagini

20 Febbraio 2026, 08:54

Sorteggio, Alta Corte e carriere separate. Al Coa di Roma il confronto tra Sì e No

Secondo appuntamento di confronto sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere organizzato sempre in Cassazione due giorni fa dall’Ordine degli avvocati di Roma. Un cinque contro cinque, moderato dal nostro direttore Davide Varì, e introdotto dal vertice del Coa capitolino Alessandro Graziani.

Il primo match è stato tra Giorgio Spangher, presidente del Comitato per il Sì del partito radicale, e Giuseppe Santalucia, già presidente dell’Anm. L’emerito di procedura penale ha sottolineato «come dato di novità che al di là delle ipotesi già evidenziate di sorteggio per quanto attiene la composizione del Tribunale dei Ministri, la messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica, la componente laica dei giudici popolari nelle Corti d'assise, è emerso anche che la nomina della commissione per il concorso in magistratura, nel caso in cui ci siano più di 30 domande per formare i collegi, è fatta per sorteggio».

Invece il presidente della prima sezione penale di Cassazione ha ammesso che «la struttura del processo penale nella fase più difficile per una difesa quale quella delle indagini preliminari non va bene» con «un pm dominus nelle indagini che non riesce ad essere controllato» ma «ritengo completamente sbagliato di rimediarvi con questa riforma costituzionale. Il problema non è nella collocazione istituzionale di pm e giudice ma nella struttura del processo».

Secondo poi Marco Gambardella, professore di diritto penale all'Università Sapienza di Roma, «l’obiettivo della riforma è escludere che il potere giudiziario possa controllare la legalità dell’azione della politica. Il tutto è iniziato con l’abrogazione dell’abuso di ufficio». Gli ha replicato Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato Sì separa: «Questa è una legge che nemmeno sfiora il tema dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura. Non si tratta solo del primo comma del 104. Non vengono toccati il 101 (soggezione solo alla legge), 107 (inamovibilità), il 109 (disponibilità sulla polizia giudiziaria)».

Secondo invece l’avvocato Alessia Merluzzi del Comitato “Società Civile per il NO” «l’eleggibilità dei componenti togati del Csm è stata prevista non come se il Csm fosse un organo rappresentativo della politica dei magistrati ma come organo di rilievo costituzionale di garanzia dei principi di autonomia e indipendenza all’interno del quale uno non può valere uno». Dall’altra parte Giuseppe Belcastro, presidente della Camera Penale di Roma: «il Csm nasce male quando nasce unitario. Bisogna far invece cessare un matrimonio innaturale tra due soggetti che non possono stare insieme perché è la stessa struttura del processo ad impedirlo».

È stato poi il momento di Franco Moretti, presidente del Comitato “Avvocati per il No” che si è espresso sull’Alta Corte disciplinare: «la sottrazione della giustizia disciplinare al CSM non ha nulla a che vedere con la separazione delle carriere. Si crea un giudice speciale in violazione dell’articolo 102 Cost. Inoltre trovo inquietante che da esso si cacci il Presidente della Repubblica».

Sullo stesso tema è intervenuto Giuseppe Murone, coordinatore dell'Associazione Italiana Giovani Avvocati per il Sì: «un organismo composto da nove magistrati e sei laici istituzionalizza e rafforza un organo autonomo che giudica le responsabilità dei magistrati. Avremo solo tre laici politici perché gli altri tre saranno indicati dal Presidente della Repubblica che è la massima espressione di garanzia».

L’ultimo faccia a faccia si è avuto tra Giuseppina Menicucci, avvocato, Comitato “Società civile per il no” e Filippo Carusi avvocato, delegato di Roma al Congresso Nazionale Forense. La prima dice «no» perché «non si è scelta la linea della maggioranza qualificata. Noi volevamo che i nostri politici, i nostri rappresentanti facessero lo sforzo di mettere d’accordo tutti ma così non è stato».

Infine secondo Carusi «con il sorteggio si recide definitivamente il cordone ombelicale che lega il nominato alla corrente che lo ha nominato». E ha concluso sul disciplinare: «Su cento segnalazioni al CSM, una percentuale che va dal novantatré al novantacinque per cento viene archiviata immediatamente, non arriva neanche al processo. Di quello sparuto cinque per cento solamente il ventiquattro per cento arriva una sentenza di condanna, per la maggior parte di censura».