Carlo Nordio, ministro della Giustizia
«Ringraziamo il Signor Ministro di averci risposto. È sicuramente inconsueto che il Ministro della Giustizia risponda personalmente alle missine di persone detenute, soprattutto in considerazione del fatto che noi non gli abbiamo mai risparmiato critiche per il modo con cui vengono gestiti gli Istituti di pena e la condizione delle persone detenute. Prendiamo questa lettera come una sincera e leale apertura di confronto, di cui c'è disperatamente bisogno per rimettere l'emergenza delle carceri italiane nella giusta luce, anche agli occhi dell'opinione pubblica. Un “confronto severo” che, come dice il Ministro, è “uno strumento prezioso” attraverso cui “si possono individuare percorsi credibili di riforma e di miglioramento del sistema”. Per questo rinnoviamo al Ministro l'invito, già formulato da Rita Bernardini, Presidente di Nessuno tocchi Caino, di venire nel nostro carcere per un incontro sui temi dell’emergenza carceraria». Lo scrivono Gianni Alemanno e Fabio Falbo dopo la risposta ricevuta dal ministro della giustizia Carlo Nordio, con la lettera che riportiamo integralmente di seguito.
Gentile onorevole,
la ringrazio per aver voluto farmi pervenire il volume “L’emergenza negata - Il collasso delle carceri italiane”, che ho accolto e letto con attenzione e interesse. Si tratta di un contributo intenso, talora duro nei toni, ma animato da una tensione civile che non può essere ignorata. Le pagine che Lei ha scritto, insieme a Fabio Falbo e agli altri autori, restituiscono uno sguardo interno e diretto sulla realtà carceraria, capace di illuminare nodi strutturali che da tempo interpellano le istituzioni: il sovraffollamento, la funzione rieducativa della pena, il lavoro e la formazione come strumenti essenziali di dignità e di sicurezza collettiva.
La materia penitenziaria, come lei ben sa, è tra le più complesse e sensibili dell'ordinamento: luogo di incontro, e talvolta di tensione, tra esigenze diverse e tutte legittime; la certezza della pena, la tutela della sicurezza dei cittadini, il rispetto dei principi costituzionali di umanità e finalità rieducativa. Trovare un equilibrio tra questi poli non è esercizio teorico, ma responsabilità quotidiana di chi è chiamato a governare.
La mia storia personale e professionale mi ha portato, nel corso degli anni, a riflettere a lungo su questi temi, spesso da prospettive critiche e non conformi. Oggi, nel ruolo che ricopro, e nella consapevolezza delle responsabilità che esso comporta, sento ancor più forte il dovere di affrontare tali questioni senza semplificazioni, evitando tanto le scorciatoie ideologiche quanto le soluzioni meramente simboliche.
Il confronto, anche quando è severo, come nel Suo libro, resta uno strumento prezioso. È solo attraverso un dialogo serio, rispettoso delle differenze di impostazione e consapevole dei vincoli reali, che si possono individuare percorsi credibili di riforma e di miglioramento del sistema. La ringrazio, dunque, per questo contributo e per lo spirito con cui lo ha voluto condividere.
Carlo Nordio