Giovedì 12 Febbraio 2026

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Riforma della giustizia

Nordio sul caso Garlasco e la riforma: «Anomalia due assoluzioni poi condanna»

Il ministro cita Alberto Stasi e rilancia il modello accusatorio. Giovanni Bachelet replica: «Riforma pericolosa per l’autonomia della magistratura»

12 Febbraio 2026, 11:52

Che impunito, questo Nordio: separare le carriere in un Paese dalle così solide tradizioni inquisitorie

Nordio, ministro della Giustizia

La riforma giustizia Nordio è sempre al centro del confronto politico con un riferimento diretto al caso Garlasco e alla vicenda processuale di Alberto Stasi. Ospite del talk “Nessuno escluso” su Chora & Will Media, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito “anomala” la sequenza che portò all’assoluzione in primo e secondo grado e alla successiva condanna dopo il rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.

«È stato assolto in primo e secondo grado, poi condannato in terzo grado dopo un giudizio di rinvio della Cassazione. Già lì si vedeva l’anomalia della nostra giustizia», ha osservato il guardasigilli, interrogandosi sul principio del “ragionevole dubbio”: «Se una persona può essere condannata al di là di ogni ragionevole dubbio, quando sei stato assolto due volte come fai a dire che lo condanni al di là di ogni ragionevole dubbio se già due giudici hanno dubitato?».

Nordio ha quindi collegato il caso alla riforma in discussione: «Una volta che noi avremo introdotto questa riforma, che attua in gran parte il processo accusatorio anglosassone, allora potremo intervenire sul codice di procedura penale per evitare casi come quello di Garlasco».

Il fronte del No e l’intervento di Giovanni Bachelet

Alle parole del ministro replica Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società civile per il No, che in un’intervista a Repubblica critica duramente l’impianto della riforma. Il riferimento simbolico è forte: il 12 febbraio ricorre l’anniversario dell’uccisione di Vittorio Bachelet, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1980.

«Qui non è in ballo una bega fra toghe e governo, o le prossime elezioni, ma l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario», afferma Bachelet, secondo cui la riforma «smantella il Csm per creare tre nuovi organi, in cui saranno gli eletti della politica ad avere la meglio».

Bachelet parla di «tecnica eversiva» riferendosi agli attacchi rivolti alla Cassazione dopo l’accoglimento del quesito referendario sostenuto da 500mila firme, denunciando un “salto di qualità” nei rapporti tra potere esecutivo e giudiziario.