Cronaca giudiziaria
Monica Busetto
Una nuova istanza di revisione del processo per l'omicidio di Lidia Taffi Pamio avvenuto nel 2012 a Mestre (Venezia), è stata presentata al tribunale di Trento da Alessandro Doglioni e Stefano Busetto, legali di Monica Busetto, condannata in via definitiva a 25 anni di carcere per quell’omicidio. Una prima richiesta era stata respinta nel 2024. Incredibilmente per lo stesso delitto è stata dichiarata colpevole Susanna Lazzarini, ma non in concorso con la Busetto.
La Lazzarini era stata arrestata anche per l'omicidio di un’altra anziana. Rea confessa di entrambe le morti, per quello della Taffi Pamio in numerosi interrogatori sostiene convintamente di aver agito da sola. Poi, probabilmente sotto pressione dalla Procura, cambia versione e tira dentro anche la Busetto. La nuova istanza di revisione ruota tutta intorno a quella che è stata definita “la prova regina”, ossia una catenina d’oro, repertata a casa dell’imputata, sulla quale è stata rinvenuta una traccia biologica da cui è stato individuato il profilo genetico compatibile con quello della vittima. «Alla base del giudizio di colpevolezza non c’è altro» scrivono i legali.
Alla luce di prove “noviter productae” la difesa sarebbe in grado di dimostrare che «la catenina strappata dal collo della vittima non è quella rinvenuta nella disponibilità dell’imputata» e che «la traccia biologica da cui è stato individuato il profilo genetico compatibile con quello della vittima rinvenuta sulla medesima è il frutto di una contaminazione determinata dalle gravi negligenze nella gestione della catena di custodia del reperto e nella metodologia adottata dal laboratorio della Polizia Scientifica di Roma nel trattamento del reperto medesimo».
Il giornalista Massimiliano Andreetta, per la trasmissione televisiva “Le Iene”, è riuscito ad avere dai parenti della vittima alcune fotografie che ritraggono la Taffi Pamio mentre indossa la collana d’oro, dalla quale non si separava mai, con appesa la medaglietta con l’immagine della Madonna. «Alla luce delle analisi fotogrammetriche e comparative effettuate, condotte secondo criteri scientifici, forensi, ripetibili e verificabili, emerge che la collana indossata dalla vittima nelle fotografie storiche presenta una lunghezza reale oggettivamente incompatibile con quella della collana rinvenuta presso l’abitazione dell’imputata». E per quanto concerne la compatibilità genetica tra il profilo della vittima e quello estratto dalla catenina spezzata rinvenuta nella disponibilità di Monica Busetto? Secondo la difesa saremmo in presenza di una contaminazione. Lo si evincerebbe dall’analisi di due documenti contenuti nel fascicolo del pm ma mai confluiti nel fascicolo per il dibattimento.
L’attività di raccolta, repertazione, conservazione, trasporto fino all’analisi da parte del Laboratorio di Medicina Legale di Padova, del materiale proveniente da casa della vittima è stata eseguita in modo ineccepibile, senza mai entrare in contatto con quello prelevato da casa della Busetto. I test diedero esito negativo. Poi il materiale verrà riconsegnato alla polizia giudiziaria che comporrà 8 plichi, l’ultimo dei quali «risulta contenere sia l’oggetto di maggiore interesse investigativo, la “catenina spezzata”, l’unico reperto di provenienza Busetto» sia «soprattutto materiale proveniente dalla scena del crimine o addirittura dal corpo della vittima».
Quel plico poi rimaneggiato nei contenuti arriverà nel laboratorio della polizia scientifica di Roma dove i risultati troveranno un match, ossia Dna della vittima sulla catenina trovata a casa Busetto. Tutto questo senza conoscere i dettagli della catena di custodia. Per tutto questo Monica Busetto in carcere da 12 anni merita un’altra possibilità. E come riferito ieri da La Nuova Mestre anche la procura generale di Venezia sarebbe pronta a depositare una istanza per tornare in tribunale e rimettere in gioco