La riforma della giustizia
CARLO NORDIO, MINISTRO DELLA GIUSTIZIA
Nessun ritorno alla vecchia immunità parlamentare e una riflessione strutturale sull’obbligatorietà dell’azione penale. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene a Rai 3, ospite della trasmissione Il cavallo e la torre, e fissa alcuni punti sulla riforma della giustizia.
«Il ripristino della vecchia immunità parlamentare non è assolutamente nei nostri programmi», afferma con nettezza, chiudendo il capitolo su un tema tornato ciclicamente nel dibattito pubblico.
Più articolato il passaggio sull’obbligatorietà dell’azione penale. Nordio non ne chiede l’abolizione, ma ne sottolinea le criticità applicative. «L'obbligatorietà dell’azione penale non deve essere abolita, ma oggi è diventata arbitraria. Essendoci molti processi da gestire, ogni pm sceglie come gli pare e quindi bisogna dare una direttiva omogenea perché nell’ambito dell’obbligatorietà dell’azione penale ci siano delle prelazioni».
Secondo il ministro, l’attuale sistema rischia di creare squilibri territoriali. «Non possono darla i singoli procuratori della Repubblica, altrimenti avremmo una Repubblica delle procure». Nordio richiama quindi una proposta già emersa in passato: «L’idea di D’Alema e della bicamerale era che la desse il Parlamento. Secondo me potrebbe darla un organismo congiunto, potrebbe anche essere lo stesso Consiglio superiore della magistratura».
Un riferimento diretto al Consiglio Superiore della Magistratura come possibile sede di coordinamento per definire criteri generali e uniformi.
Nel corso dell’intervista il ministro affronta anche il tema del clima politico e delle tensioni sociali. Alla domanda se si stiano riaffacciando dinamiche simili agli Anni di piombo, Nordio richiama la propria esperienza personale.
«Nei primi anni '80 ricevevo a casa le lettere con la stella a cinque punte e giravo armato e scortato, perché ho condotto l’inchiesta sulla colonna veneta delle Brigate Rosse. Il fenomeno lo conosco: è iniziato così, con forme di violenza estrema in piazza e con una reazione dello Stato limitata, soprattutto attraverso una interpretazione delle “anime belle” che parlavano di sedicenti Brigate rosse o addirittura di “compagni che sbagliano”».