Alta tensione
Plenum del Csm
Il confronto politico attorno al referendum sulla riforma della giustizia approda ora sul terreno della tutela istituzionale dei magistrati. Al Consiglio Superiore della Magistratura è stata infatti depositata una richiesta formale di apertura di una pratica a difesa dei magistrati della Corte di Cassazione, e in particolare del primo presidente, in relazione alle dichiarazioni pubbliche rese da esponenti politici dopo il recente provvedimento dell’Ufficio centrale per il referendum.
L’istanza è stata avanzata dai consiglieri togati del Csm, con la sola eccezione della rappresentante di Magistratura Indipendente Bernadette Nicotra, e dai consiglieri laici Roberto Romboli, Ernesto Carbone e Michele Papa. La richiesta è stata indirizzata al Comitato di presidenza di Palazzo Bachelet.
Nel documento si sottolinea come il provvedimento dell’Ufficio centrale per il referendum sia stato adottato «secondo quanto previsto dalla legge, da un collegio la cui composizione è rigidamente determinata dalla normativa vigente», sulla base di valutazioni tecniche e utilizzando «gli strumenti propri della giurisdizione».
I firmatari richiamano anche le parole del primo presidente della Cassazione, che aveva ricordato come le decisioni giudiziarie possano sempre essere criticate nel merito con argomenti giuridici, ma come le illazioni personali nei confronti dei giudici rappresentino una forma di delegittimazione della funzione giurisdizionale.
Secondo quanto riportato nell’istanza, una parte del dibattito politico e mediatico avrebbe invece descritto l’operato della Cassazione come un “golpe giudiziario” o addirittura come “quasi un colpo di Stato”, rappresentando l’Ufficio centrale come un organo schierato contro la riforma e mettendo in discussione la lealtà istituzionale dei suoi componenti. In alcuni casi, al primo presidente della Corte è stato attribuito l’intento di voler «intimidire il Parlamento» o di collocarsi «fuori dall’ordinamento costituzionale».
A giudizio dei consiglieri firmatari, si tratta di affermazioni che non si limitano a contestare il contenuto delle decisioni, ma che incidono direttamente sull’onorabilità dei magistrati e sulla stessa legittimazione della Corte di cassazione.
Nel documento si evidenzia come il confronto referendario, pur fisiologicamente acceso, «non possa travolgere la giurisdizione e le sue istituzioni». Viene ricordato che, qualunque sia l’esito del voto, dal 23 marzo la giustizia continuerà a essere amministrata dalla Cassazione e dagli uffici giudiziari nel rispetto della Costituzione e delle leggi.
Proprio per questo, si legge ancora, la Cassazione, i suoi organi e il suo vertice devono essere mantenuti al riparo dalla contesa politica, perché minare la fiducia dei cittadini nella terzietà del giudice significa indebolire l’efficacia stessa delle decisioni giurisdizionali, in qualunque assetto ordinamentale futuro.