Giustizia e referendum
CLAUDIA ECCHER CSM
Il correntismo come nodo strutturale dell’autogoverno della magistratura e il referendum come occasione per spezzarne le distorsioni. È questo il cuore dell’intervento di Claudia Eccher, consigliera laica del Consiglio Superiore della Magistratura, intervenuta a Napoli all’incontro pubblico dal titolo Referendum della Giustizia, promosso dalla Lega.
Secondo Eccher, la storia recente e passata del Csm mostra segnali inequivocabili di un problema irrisolto. «Le vicende che hanno segnato la storia del Csm – dalla mancata nomina di Giovanni Falcone nel 1988, alle carriere di magistrati indipendenti come Vittorio Lanzi e Gianrico Carofiglio, ostacolate per la mancata appartenenza alle correnti, fino ai più recenti casi di evidente indulgenza disciplinare – mostrano l’esistenza di un problema strutturale nell’autogoverno della magistratura».
Il punto critico, secondo la consigliera laica, è lo squilibrio tra appartenenza e merito. «Quando il criterio dell’appartenenza prevale su quello del merito, l’indipendenza non viene tutelata, anzi viene indebolita». Un meccanismo che, a suo giudizio, ha prodotto nel tempo «decisioni formalmente legittime ma sostanzialmente ingiuste», con l’effetto di minare la fiducia dei cittadini nella giustizia.
Da qui il richiamo diretto al referendum. Eccher lo definisce «un’occasione concreta per correggere queste distorsioni», rendendo il Csm «più trasparente, più responsabile e impermeabile alle logiche di potere». Votare Sì, sottolinea, non significherebbe indebolire la magistratura, ma l’opposto: «Rafforzarla, restituendo centralità al merito, all’equilibrio e all’imparzialità, nell’interesse della democrazia e dello Stato di diritto».
Il messaggio finale è un appello alla partecipazione. «Andiamo tutti a votare – conclude – perché con il Sì i cittadini diventano protagonisti del cambiamento per una giustizia finalmente giusta».