Carlo Nordio, ministro della Giustizia
Un compleanno dolceamaro per Carlo Nordio, ieri alla contro inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Unione Camere Penali, dal titolo “La trasversalità del Sì”.
Il ministro, arrivato ai 79 anni, prende applausi per la riforma costituzionale della separazione delle carriere, ma la platea poi rumoreggia tre volte sul nuovo pacchetto sicurezza voluto forse più da Meloni, Piantedosi e Salvini che dal garantista Guardasigilli. L’evento si è aperto con i saluti del presidente della camera penale di Roma, Giuseppe Belcastro: «Racconteremo al Paese la verità sulla riforma e lo faremo da liberali per restituire al processo penale e alla giustizia italiana quel marchio liberale che per troppo tempo le è stato indebitamente sottratto». È seguita la relazione magistrale di Tullio Padovani, avvocato, accademico dei Lincei e presidente onorario del Comitato per il Sì dei penalisti.
Successivamente, Petrelli ha "intervistato" il Ministro. Quarantacinque minuti di dialogo franco, iniziato con Petrelli a rivendicare che «nella riforma c’è la storia e il sudore dell’Ucpi».
Nordio ha ricordato che suo fratello, da poco scomparso, è stato presidente dei penalisti di Treviso, poi è entrato nel merito del dibattito sulla riforma che porta la sua firma. «In Parlamento - ha detto Nordio - io accetto di tutto, è la politica. Ai tempi di Almasri avevo le mani insanguinate, ai tempi di Cospito che avrei condannato a morte una persona incarcerata e adesso, rispetto alla riforma siamo, passati al piduista, mafioso: mi hanno detto di tutto». «Queste accuse - ha continuato il Guardasigilli - passano come l'acqua sulla superficie liscia, perché in Parlamento, ripeto, certe cose nemmeno ti feriscono. Qualche volta fai un sorriso e magari ti fanno sorridere quegli stessi che magari un’ora prima, non solo non avevano un sorriso, ma si erano agitati in un modo anche abbastanza scomposto. È la politica».
Ma «non è accettabile che queste - diciamo - apocalittiche considerazioni offensive arrivino dalla magistratura. La magistratura è lacrime e sangue e ha nelle mani la vita e l’onore degli individui. Non può scendere ai livelli polemici dove può scendere un parlamentare per ragioni tutte sue», ha detto ancora il ministro Nordio. Il Guardasigilli ha poi spiegato: «Quando ho sentito un procuratore generale (Aldo Policastro, ndr) di un’importante città, dire che io stavo attuando la riforma di Licio Gelli, a parte che allora dovrebbero essere piduisti, Cassese, Barbera, Vassalli... Beh, questa persona ha il mio massimo disprezzo e non gli stringerei mai la mano. Un magistrato non può dire al ministro della giustizia che attua la riforma di un condannato. Questo non lo tollero e lo trovo inammissibile. Ha tutto il mio disprezzo e lo dico chiaramente"».
Nordio poi ha stigmatizzato l’attuale clima: «Noi abbiamo detto ed io l'ho detto dal primo giorno: vorrei ed avrei voluto e vorrei ancora che l'ambito di discussione si mantenesse in termini razionali, giuridici, contenutistici. Però vedo che questo appello è rimasto inascoltato. Ho anche detto che comunque vada non ci sarà nessuna conseguenza nei confronti del governo e del Parlamento». Poi la stoccata all’Anm: «Prima il presidente, poi il sottosegretario si sono rifiutati di fare il confronto. Hanno paura perché non hanno argomenti. Per questo mandano avanti gli attori e i cantanti». Petrelli poi ha chiesto un commento su chi, pur dicendosi nel merito a favore della riforma, ha dichoarato che voterà No. Nordio non si è sottratto e ha fatto un nome: «Rispetto a Bettini non mi resta che dire "beata sincerità". Però così la contrapposizione diviene politica e se vince il Sì la sconfitta politica non sarà indolore».
È poi arrivato il momento delle critiche da parte dei penalisti. Quando Nordio, sulle scarcerazioni dei manifestanti di Askatasuna, ha detto in merito al gip di essere sicuro che i magistrati «hanno applicato la legge ma allora quella legge va cambiata» è arrivato il primo boato di disapprovazione da parte della platea. Il secondo è arrivato quando Nordio ha sostenuto che le nuove norme sulla sicurezza «non sono liberticide», il terzo e ultimo quando ha affermato «che grazie al fermo di polizia ci saranno meno manifestanti». Sul pacchetto sicurezza si è espresso criticamente a margine il presidente Petrelli: «Noi abbiamo sempre espresso e continuiamo ad esprimere perplessità in ordine a questa decretazione di urgenza che ci sembra più essere simbolica che avere dei riflessi concreti. Il nostro Paese, il nostro ordinamento possiede già tutti gli strumenti per contrastare questi fenomeni e non avvertiamo davvero la necessità di introdurne di nuovi che mettono a rischio i principi dello Stato di diritto». Petrelli poi non esclude margini di incostituzionalità e di applicabilità: «Bisogna vedere se regge davanti alla Corte Costituzionale», aggiunge, «non si capisce chi dovrebbe oggettivamente applicare questa norma, con quali strutture e con quale personale».
Sono poi intervenuti alcuni dei magistrati per il Sì: Natalia Ceccarelli (a cui la platea ha riservato una standing ovation), Giuliano Castiglia, Catello Maresca. E sempre a Roma, a Palazzo Baldassini, si è tenuta la conferenza stampa del Comitato Avvocati per il No, fondato da Franco Moretti. Hanno partecipato anche Enrico Grosso, presidente onorario del Comitato Giusto Dire No dell’Anm e Giovanni Bachelet presidente del Comitato Società civile per il No.