Venerdì 06 Febbraio 2026

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Referendum senza fine: cambia il quesito e (forse) anche la data del voto

La Cassazione ammette il testo proposto dai “volenterosi” con 500mila firme: in bilico il giorno della consultazione sulla riforma

06 Febbraio 2026, 19:37

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Colpo di scena. L’Ufficio del referendum della Corte di Cassazione ha ammesso il quesito referendario sulla separazione delle carriere presentato dal cosiddetto “Comitato dei 15 volenterosi”. A dare la notizia per prima è stata Conchita Sannino su Repubblica.

Gli ermellini quindi hanno ritenuto valido quello che elenca tutti gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati qualora passasse anche nelle urne la riforma Nordio e sul quale erano state raccolte le 500 mila firme depositate il 28 gennaio a Piazza Cavour. Il testo è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento  giurisdizionale  e di  istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la  quale vengono modificati gli artt. 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione?».

Il quesito invece approvato il 18 novembre dalla Cassazione, dopo l’ammissione della richiesta referendaria dei partiti di maggioranza e minoranza, era il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?». Eppure era stato proprio il Tar lo scorso 28 gennaio, nel respingere il ricorso dei 15 volenterosi, a decretare che «il testo del quesito non è nella disponibilità dei promotori ma è direttamente fissato dalla legge. In questo senso, del resto, si è anche espresso l’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di Cassazione» con l’ordinanza del 20 ottobre 2016. Ora che succede?

Ci muoviamo su un territorio inesplorato: non era mai successo di trovarci con un referendum già indetto con decreto del Presidente della Repubblica su uno specifico quesito, ora bocciato dalla Cassazione, a cui adesso fa seguito una nuova ordinanza di Piazza Cavour. Tutti si chiedono se ora slitterà anche la data del 22 e 23 marzo. Gli scenari sono molteplici. Sembra non essere percorribile l’estensione della normativa riguardante il referendum abrogativo a questo costituzionale perché non ci troviamo dinanzi a due quesiti altrettanto validi ma ad uno ammesso e l’altro bocciato.  Inoltre non è nelle facoltà della Cassazione indicarne un’altra possibile. Quindi la palla passa al Governo.

Da un lato potrebbe semplicemente apportare una correzione di errore materiale riguardante solo il quesito lasciando invariata la data del 22 e 23 marzo. Ma a questo punto non è escluso che il “Comitato dei 15 volenterosi” possa sollevare conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale. L’altra strada potrebbe essere quella più tortuosa e scivolosa per il governo. Dopo la nuova ordinanza della Cassazione, volendo seguire la legge, il Governo avrebbe sessanta giorni per indire nuovamente il referendum con il nuovo quesito. Ipotizziamo che l’Esecutivo si riunisca l’8 febbraio e che lo stesso giorno il Capo dello Stato firmi un nuovo decreto. La data del voto dovrebbe ricadere tra il 50esimo e il 70esimo giorno, ossia il 29 marzo, domenica delle Palme. Difficile che si possa votare in un giorno di festa. Ancora più difficile rimandare a domenica 5 aprile, Pasqua. A questo punto il voto slitterebbe a metà aprile.