«A noi va benissimo anche il Sì di Casa Pound pur di vincere la nostra battaglia storica». E’ schietto un avvocato penalista che becchiamo prima che inizi al Teatro Quirino di Roma la contro inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Unione Camere penali italiane dal titolo “La trasversalità del Sì”.
Il tema è ovviamente quello del referendum costituzionale della separazione delle carriere, targato Nordio. L’ultimo sondaggio, effettuato con la propensione al voto, di Alessandra Ghisleri per Porta a Porta, dà il Sì al 52,5 per cento e il No in risalita al 47,5 per cento. Gli avvocati convocati da Francesco Petrelli si dicono preoccupati. «Questo è il frutto della propaganda» analizza qualcuno. «L’Anm è stata brava a capire che andando nel merito della riforma avrebbero perso e allora hanno puntato su due direzioni: il giudice assoggettato alla politica e il rischio di una democratura. Due falsi pericoli ma che impattano sulle persone», ci spiega un altro avvocato. «Noi invece siamo su un fronte con una comunicazione dispersiva, non univoca» aggiunge un altro. «Noi vorremmo che si vincesse con i nostri argomenti, quelli tecnici ma purtroppo adesso il clima è cambiato».
Chiediamo se sono preoccupati dalle ultime dichiarazioni della Meloni contro i giudici: «Noi abbiamo mantenuto la barra dritta anche con un nostro comunicato. Poi la Meloni fa il suo e lo fa anche molto bene dal punto di vista del suo elettorato».
Ma voi condividete questi messaggi? «Sono delle minchiate» dice senza filtri un avvocato siciliano «ma che possiamo farci?». Tuttavia c’è qualcuno che legge positivamente questi numeri: «Se il No risale servirà a dare una mossa al Sì per fare di più». L’obiettivo adesso è convincere gli indecisi. Per qualcuno, in minoranza, bisogna portarli al voto sul merito della riforma, seguendo la strada che l’Unione ha intrapreso dall’inizio: quella di stare lontana dalla propaganda.
Per gli altri, in maggioranza, va bene anche utilizzare i messaggi fuorvianti della destra. «Contro la propaganda dell’Anm non resta che la propaganda della politica» fotografa un altro avvocato. Un altro ammette quasi scoraggiato: «Purtroppo non ci siamo scelti questi compagni di viaggio, ce li siamo trovati accanto perché la sinistra riformista ci ha abbandonati. Non solo non sostiene la riforma ma fa campagna per il No». E allora «ci troviamo a combattere col fronte del populismo. Ma se questo serve per sconfiggere il populismo e il conservatorismo della magistratura per noi va bene lo stesso. Questa è la battaglia della nostra vita».
Alcuni avvocati invece hanno anche un’altra grande preoccupazione: «A Sassari decine e decine di avvocati si sono schierati accanto ai magistrati per il No. Non ce lo aspettavamo. Posso capire che il cittadino non comprenda la portata della riforma ma se a schierarsi contro sono tanti nostri colleghi non solo ci si rimane male ma ci si preoccupa» ci dice un altro avvocato. Stesso sentimento che viene da Bari dove stamattina verrà presentato ufficialmente il Comitato barese degli “Avvocati per la Costituzione e per il No”: sono già quasi 400. «Un vero smacco per Sisto» commenta sarcasticamente un penalista arrivato dal sud «visto che quello è il feudo del vice ministro della giustizia». Ma la preoccupazione viaggia da nord a sud, ci spiegano altri avvocati. «Sulle bacheche facebook vediamo gli incontri del No pieni di gente» e soprattutto «vediamo le locandine del Comitato giusto dire No dell’Anm sempre con uno o più ospiti dell’avvocatura, non solo civilista ma anche penalista». «Noi facciamo volantinaggi, ci impegniamo molto, io personalmente sto spiegando ai miei assistiti che sono entrati in Aula con me e hanno patito il processo perché è giusto votare Sì. Spero che basti», conclude un altro difensore.