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Nei prossimi giorni entreranno in funzione 36 Centri per la Giustizia Riparativa, distribuiti sull’intero territorio nazionale. Un passaggio rilevante nell’attuazione di un modello di giustizia complementare a quella retributiva tradizionale, che punta a coinvolgere vittima, autore del reato e comunità nella ricerca di soluzioni orientate alla riparazione, alla riconciliazione e al rafforzamento del senso di sicurezza collettivo.
Per illustrare l’iniziativa, il Ministero della Giustizia ha convocato una conferenza stampa che si terrà mercoledì 11 febbraio alle ore 12, nella Sala Livatino. All’incontro parteciperà il viceministro Francesco Paolo Sisto, a testimonianza del rilievo istituzionale attribuito al progetto.
La giustizia riparativa si configura come un percorso che affianca il processo penale, senza sostituirlo, e che mira a ricomporre il danno attraverso il dialogo e il riconoscimento delle responsabilità. Un approccio che supera la sola logica punitiva per promuovere una risposta più ampia e condivisa al conflitto generato dal reato.
Il valore innovativo del modello è stato sottolineato più volte dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Nell’ottobre del 2023, intervenendo alla prima riunione della Conferenza nazionale sulla giustizia riparativa, Nordio l’ha definita «una rivoluzione copernicana». Un giudizio che riflette il cambio di paradigma introdotto nel sistema penale italiano.
La Conferenza nazionale è un gruppo di lavoro composto da esperti degli uffici ministeriali, rappresentanti delle Regioni italiane e professori universitari, chiamati a dare concreta attuazione al decreto legislativo n. 150 del 10 ottobre 2022. Si tratta dell’atto normativo fondante della giustizia riparativa in Italia, adottato in recepimento della Direttiva dell’Unione europea 2012/29, che rafforza i diritti delle vittime di reato.