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Nordio accusa l’Anm: il sorteggio al Csm fa paura perché mette fine al potere delle correnti

Il ministro della Giustizia a Radio Rai1 difende la riforma costituzionale in vista del referendum e parla di “liberazione” della magistratura

06 Febbraio 2026, 11:34

Nordio lancia con Barbera e Greco (e con un libro) la sua campagna referendaria

Carlo Nordio, ministro della Giustizia

Il vero timore dell’Associazione nazionale magistrati non sarebbe la separazione delle carriere, ma il sorteggio. A sostenerlo è il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenuto alla trasmissione Zapping su Radio Rai1, parlando della riforma costituzionale della giustizia in vista del referendum e del nuovo meccanismo di composizione dei Consiglio Superiore della Magistratura.

«È verissimo: ciò che terrorizza l’Associazione nazionale magistrati non è tanto e solo la separazione delle carriere quanto il sorteggio», ha affermato Nordio, spiegando che il sistema previsto dalla riforma opera all’interno di «un canestro ultra-qualificato». Un meccanismo che, secondo il ministro, non rappresenta un’anomalia, dal momento che «vengono sorteggiati anche i componenti del Tribunale dei ministri».

Nel mirino del Guardasigilli c’è il ruolo delle correnti all’interno della magistratura. «Quello che terrorizza i magistrati è la perdita del potere», ha detto, accusando i vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati di governare, attraverso il Csm, l’intera vita professionale dei magistrati. «Tutta la carriera, l’attribuzione di funzioni anche apicali dipende dal Csm e in realtà dalle correnti, questi “partitini” costituiti da 50 anni a questa parte», ha aggiunto, richiamando gli effetti «deleteri» emersi con lo scandalo che ha coinvolto Luca Palamara.

Secondo Nordio, «è ovvio che sono terrorizzati dal sorteggio perché perdono il potere», mentre l’attuale situazione sarebbe «intollerabile» poiché nel Csm «regna la giustizia domestica e la ripartizione delle funzioni è prerogativa assoluta delle correnti». Una condizione che, a suo avviso, mette in discussione l’equilibrio del sistema.

Il ministro ha ribadito che l’obiettivo della riforma non è colpire l’autonomia della magistratura, ma rafforzarla. «La magistratura deve essere libera, autonoma e indipendente di fronte al potere politico», ha spiegato, ma oggi sarebbe «dipendentissima dalle sue stesse formazioni correntizie». Da qui la conclusione: «Intendiamo liberarla. Sarà una vera e propria liberazione e non un’umiliazione della magistratura».

Nel corso dell’intervista, Nordio è tornato anche sul tema della separazione delle carriere, definendola «indispensabile» e «logica conseguenza del codice di procedura penale accusatorio voluto da Vassalli». Alla riforma si affianca la composizione per sorteggio del Csm e l’istituzione di un’Alta Corte di giustizia, pensata affinché «i magistrati che sbagliano in modo grave non vengano giudicati, come accade oggi, da una sezione disciplinare molto domestica, ma da un vero organo imparziale».

A chi sostiene che la riforma non affronti i problemi concreti della giustizia, il ministro replica parlando di «solito benaltrismo», un «trucco verbale» che sposta il dibattito altrove. La lentezza dei processi, ha ricordato, è un problema storico, sul quale il governo starebbe intervenendo anche con misure organizzative, come «l’assunzione di 2mila magistrati che colmeranno entro quest’anno l’organico».

Per Nordio, tuttavia, la priorità resta l’equilibrio del sistema. «La giustizia, prima ancora di essere efficiente e rapida, deve essere giusta», ha concluso, sostenendo che l’attuale assetto è «squilibrato» perché «il fatto che i pubblici ministeri facciano parte della stessa famiglia dei giudici, che devono essere terzi e imparziali, è una contraddizione».