Giovedì 05 Febbraio 2026

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La Cedu non ha dubbi: «Contro Navalny ci fu persecuzione politico-giudiziaria»

La Corte europea dei diritti dell’uomo ricostruisce il caso del principale oppositore di Putin morto in carcere, stabilendo la «flagrante negazione di giustizia» da parte di Mosca

05 Febbraio 2026, 18:33

La Cedu non ha dubbi: «Contro Navalny ci fu persecuzione politico-giudiziaria»

Alexei Navalny ha subito una persecuzione giudiziaria. A stabilirlo è stata la Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha ricostruito il calvario giudiziario del principale oppositore di Vladimir Putin, morto nella colonia penale “Polar Wolf” quasi due anni fa, il 16 febbraio 2024. I giudici di Strasburgo sostengono che Navalny abbia subito una «flagrante negazione di giustizia».

L’arresto nel 2021 dell’ideatore della “Fondazione anticorruzione” ha violato diversi articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, tra i quali quelli che garantiscono il diritto alla vita, il diritto alla libertà e alla sicurezza della persona e il divieto di trattamenti inumani o degradanti in relazione alle condizioni della detenzione nel villaggio di Kherp, nel Circolo polare artico. Navalny stava scontando una condanna a 19 anni di carcere per una serie di accuse considerate una ritorsione per la sua opposizione al presidente russo Vladimir Putin.

L’attivista anticorruzione è stato arrestato nel gennaio 2021 al suo arrivo in Russia di rientro dalla Germania. In quest’ultimo Paese è stato curato per un avvelenamento avvenuto un anno prima. Il 16 aprile 2021 Navalny ha presentato un reclamo a Strasburgo in merito alle condizioni della sua detenzione. Ha anche denunciato che «l’assistenza medica a sua disposizione era inadeguata e che le garanzie procedurali relative alla detenzione risultavano insufficienti». La Corte europea dei diritti dell'uomo ha rilevato che l’arresto di Navalny si basava sull’«attivazione di una pena detentiva sospesa» per un’accusa di frode e riciclaggio di denaro del 2014, già denunciata come ingiusta.

Tra i motivi di doglianza del leader dell’opposizione russa l’essere stato rasato a zero ed essere stato sottoposto a una videosorveglianza costante, con l’aggiunta della privazione del sonno «attraverso controlli di sicurezza ogni ora o due». La Cedu ha autorizzato la vedova, Yulia Navalnaya, a proseguire il procedimento per conto del marito. Nel febbraio 2021 Strasburgo ha inutilmente chiesto a Mosca di «liberare immediatamente» Navalny, riscontrando una violazione dell’articolo 2 (diritto alla vita), dell’articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) e dell’articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Russia è stata condannata a versare 26 mila euro a titolo di risarcimento per danni morali ai familiari di Navalny. Mosca, che non considera più vincolanti le sentenze della Cedu, si rifiuta però di pagare le multe.

La sentenza è stata emessa da un collegio di sette giudici: il presidente Ioannis Ktistakis (Grecia), Peeter Roosma (Estonia), Darian Pavli (Albania), Úna Ní Raifeartaigh (Irlanda), Mateja Durović (Serbia), Canòlic Mingorance Cairat (Andorra), Vasilka Sancin (Slovenia). Meno di due mesi fa la Corte europea dei diritti dell'uomo si è pronunciata sul caso Fondazione anticorruzione (Fbk) più altri contro la Russia. I giudici di Strasburgo hanno stabilito che le misure adottate nei confronti delle organizzazioni collegate a Navalny, alla sua famiglia e ai suoi collaboratori hanno violato alcuni principi stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Le azioni delle autorità russe contro il principale oppositore di Putin si sono concretizzate sotto forma di perquisizioni di massa nelle abitazioni e negli uffici, sequestro di beni durante le perquisizioni, congelamento dei conti bancari. Inoltre, l’Fbk e le altre realtà ad essa collegate sono state inserite nell'elenco dei cosiddetti «agenti stranieri» con la successiva classificazione delle organizzazioni ricorrenti come «estremiste».

La Federazione Russa è stata esclusa nel 2022 dal Consiglio d’Europa, il cui organo giudiziario è la Cedu, pochi mesi dopo la guerra di aggressione ai danni dell’Ucraina. Mosca, teoricamente, è ancora responsabile delle violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo commesse in precedenza.