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Dal Palazzaccio

Colpo di scena in Cassazione: annullata la condanna di Marcello Manna, il processo è da rifare

Il procedimento si è celebrato a Salerno. Imputato anche l'ex magistrato Marco Petrini. L'accusa per entrambi è di corruzione: nel mirino la sentenza sull'omicidio di Luca Bruni

05 Febbraio 2026, 17:38

Colpo di scena in Cassazione: annullata la condanna di Marcello Manna, il processo è da rifare

L'avvocato Marcello Manna

La sesta sezione della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato da Marcello Manna, difeso dagli avvocati Nicola Carratelli e Giandomenico Caiazza, annullando con rinvio la sentenza emessa il 18 giugno 2025 dalla Corte d’Appello di Salerno, pronunciata su conforme richiesta della Procura generale. La decisione di secondo grado aveva confermato, seppur con una riduzione di pena, la condanna per corruzione nei confronti dell’avvocato Marcello Manna e dell’ex magistrato Marco Petrini. Con l’annullamento disposto oggi, la Cassazione riapre il processo, rinviando gli atti a una diversa sezione per un nuovo giudizio di merito.

Il procedimento trae origine dall’inchiesta “Genesi”, condotta dalla Procura di Salerno, che aveva ipotizzato episodi di corruzione nel distretto giudiziario di Catanzaro. Secondo l’accusa, Manna avrebbe corrotto il giudice Petrini per ottenere l’assoluzione del proprio assistito, Francesco Patitucci, nel processo d’appello per omicidio.

L’impianto accusatorio si fondava in particolare su un video risalente al 30 maggio 2019, che riprendeva l’avvocato Manna mentre consegnava una busta al giudice Petrini all’interno del suo ufficio. Un gesto interpretato dagli inquirenti come il passaggio di una somma di denaro finalizzata a condizionare l’esito di un procedimento giudiziario. In primo grado, entrambi gli imputati erano stati condannati a due anni e otto mesi di reclusione per corruzione in atti giudiziari.

In appello, i giudici salernitani avevano operato una riqualificazione del fatto: pur confermando la responsabilità penale, avevano escluso l’ipotesi più grave di corruzione finalizzata a un procedimento specifico, ricondotta al più generico reato di corruzione per l’esercizio della funzione. Da qui la riduzione della pena a due anni, due mesi e venti giorni. Una decisione che la difesa aveva definito immediatamente contraddittoria, sottolineando come, escluso il collegamento con il processo Patitucci, la sentenza non individuasse con chiarezza quale altra attività giudiziaria concreta fosse stata oggetto del presunto accordo corruttivo. Gli avvocati Carratelli e Caiazza avevano parlato di una decisione «errata, illogica e ingiusta».