Mercoledì 04 Febbraio 2026

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La tragedia

Rigopiano, l’accusa in appello bis: «Senza la Carta valanghe l’hotel non doveva essere costruito»

Il pg Barlucchi: prevenire il disastro era possibile. A Perugia la Procura chiede condanne per funzionari regionali e tecnici

03 Febbraio 2026, 12:09

Rigopiano, l’accusa in appello bis: «Senza la Carta valanghe l’hotel non doveva essere costruito»

Al centro del processo Rigopiano in appello bis, in corso davanti alla Corte d’Appello di Perugia, torna il tema della prevenzione mancata. Secondo la pubblica accusa, il disastro del 18 gennaio 2017, costato la vita a 29 persone, poteva ed era dovuto essere evitato. A ribadirlo in aula è stato il sostituto procuratore generale Paolo Barlucchi.

«La contestazione ai funzionari regionali è non aver realizzato la Carta di localizzazione dei pericoli da valanga», ha spiegato Barlucchi. Uno strumento che, secondo l’accusa, avrebbe avuto un effetto decisivo: «Avrebbe fatto sì che non sarebbe stato costruito l’Hotel Rigopiano e che, una volta costruito, se fosse stato approvato, sarebbero scattate immediatamente le norme di salvaguardia».

Un concetto già espresso in precedenza anche dalla Corte di Cassazione, che aveva sottolineato come il rischio valanghivo nell’area fosse noto e che l’assenza della Carta Valanghe abbia rappresentato una grave omissione nella pianificazione e nella gestione del territorio.

Il disastro risale al 18 gennaio 2017, quando una valanga travolse e cancellò l’Hotel Rigopiano, nel territorio di Farindola. Ventinove le vittime, tra ospiti e personale, in uno degli eventi più drammatici della cronaca italiana recente.

Nel procedimento sono dieci gli imputati. Tra questi figurano sei funzionari della Regione Abruzzo, già assolti in precedenza e per i quali ora la Procura chiede una condanna a tre anni e dieci mesi di reclusione per omicidio colposo plurimo in concorso. Secondo l’accusa, le omissioni contestate sono direttamente legate alla mancata adozione della Carta di localizzazione dei pericoli da valanga.

Imputati anche due tecnici della Provincia di Pescara, già condannati a tre anni e quattro mesi, oltre all’ex sindaco di Farindola e al geometra comunale, entrambi già condannati a due anni e otto mesi. Un quadro processuale complesso, che vede l’appello bis chiamato a riesaminare responsabilità già vagliate nei precedenti gradi di giudizio.

Per la Procura, il punto centrale resta uno: la tragedia non fu imprevedibile. La mancata pianificazione del rischio valanghivo e l’assenza degli strumenti di prevenzione avrebbero creato le condizioni perché l’albergo sorgesse e restasse operativo in un’area ad altissimo rischio, senza adeguate misure di tutela. La sentenza è attesa per l’11 febbraio.