Mercoledì 04 Febbraio 2026

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Scontro istituzionale

Numeri disciplinari del Csm, Costa accusa: «Dati gonfiati». Fontana replica sui criteri statistici

Divergenze tra le percentuali diffuse dal Csm e la relazione del Pg della Cassazione: confronto acceso su metodi e risultati

03 Febbraio 2026, 09:02

Numeri disciplinari del Csm, Costa accusa: «Dati gonfiati». Fontana replica sui criteri statistici

Si accende il confronto sui dati disciplinari Csm e sulle percentuali di condanna dei magistrati. A sollevare il caso è Enrico Costa, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, che in una nota contesta apertamente i numeri diffusi dal Consiglio superiore della magistratura, parlando di una rappresentazione non corrispondente alla realtà.

Secondo Costa, «il nostro Csm, sedicente rigorosissimo sul piano disciplinare, certifica di aver condannato in tre anni il 49% di magistrati sottoposti al suo giudizio», ma i dati ufficiali raccontano altro. Il deputato richiama infatti la relazione del Procuratore generale della Corte di Cassazione presentata in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, che riporterebbe percentuali ben diverse: condanne pari al 26,8% negli ultimi tre anni, con un dettaglio del 21,6% nel 2023, 26,7% nel 2024 e 29,7% nel 2025. Il restante 73,2% riguarda «sentenze di assoluzione, di non doversi procedere o ordinanze di non luogo a procedere». Da qui l’affondo: «Il Csm eccelle nelle divisioni tra correnti, ma arranca con le percentuali».

Alla replica provvede il consigliere togato indipendente del Consiglio Superiore della Magistratura, Roberto Fontana, che invita a distinguere tra i criteri di rilevamento utilizzati nelle diverse analisi. Fontana spiega che la contestazione nasce dalla «non coincidenza dei dati risultanti dall’analisi compiuta dalla struttura tecnica del Csm con quelli riportati nella relazione del Procuratore generale della Cassazione», ma chiarisce che si tratta di metodologie differenti.

Nel lavoro pubblicato sulla rivista online Questione Giustizia, sottolinea Fontana, «ai fini di un’elaborazione statistica si è ritenuto necessario computare non le sentenze ma le pronunce di condanna o di assoluzione nei confronti dei singoli incolpati». In concreto, quando un procedimento disciplinare coinvolge più magistrati, le statistiche conteggiano ogni singola posizione. «Se un procedimento riguarda tre incolpati ed è definito con due condanne e un’assoluzione, ai fini statistici si computano due condanne e un’assoluzione», precisa.

Un ulteriore elemento riguarda le ordinanze di non luogo a procedere, che il Csm tiene distinte dalle sentenze. «Sono pronunciate in accoglimento della richiesta della Procura generale quando, dopo l’interrogatorio dell’incolpato, perviene alla conclusione dell’insussistenza dell’illecito», spiega Fontana, assimilando tali ordinanze ai decreti di archiviazione del gip in sede penale. Per questo, aggiunge, «in nessuna elaborazione statistica si confondono tali decreti con le sentenze che definiscono il processo penale».

Da qui la conclusione: «Non vi è alcuna ragione per polemiche sui dati e sulle relative elaborazioni, trattandosi solo di diversità di criteri di rilevamento puntualmente illustrati».