L'esponente di governo
ALFREDO MANTOVANO POLITICO
Uno sguardo oltre il referendum e un invito esplicito alla leale collaborazione tra le istituzioni. È il messaggio lanciato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 nel distretto della Corte d’Appello di Napoli, con un riferimento diretto al voto sulla riforma della giustizia.
«La proposta che mi permetto di avanzare è la seguente: oggi è il 31 gennaio. Proiettiamoci per un momento al 24 marzo», ha affermato Mantovano, sottolineando che, indipendentemente dall’esito del referendum, «parlamento, governo e magistratura dovranno riprendere o proseguire il lavoro di leale collaborazione fra istituzioni, ciascuna per la sua parte, in questo territorio come in tutta Italia».
Il sottosegretario ha poi delineato lo scenario che si aprirebbe in caso di vittoria del sì. «Se prevalesse il “sì”, si prospetta una complessa messa a terra, che avrà un peso quanto meno pari al contenuto della riforma», ha spiegato, evidenziando la delicatezza della fase successiva all’eventuale approvazione popolare. Al centro ci sarebbe la costruzione dell’architettura normativa necessaria a rendere operativa la riforma.
Secondo Mantovano, la futura legge attuativa dovrebbe intervenire su numerosi fronti: «dovrà regolamentare un organismo nuovo, quale la Corte di giustizia disciplinare, un organo che si rinnoverà sdoppiandosi, come il Csm, le modalità di accesso all’una e agli altri, i concorsi per l’ammissione alle funzioni requirente e giudicante, la scuola di formazione, i consigli giudiziari, e tanto altro ancora». Un elenco che restituisce la complessità tecnica e istituzionale del percorso.
Nel suo intervento, il sottosegretario ha ribadito che l’esecutivo non intende procedere in modo unilaterale. «Il governo non ha la pretesa di proporre al parlamento le norme attuative senza un confronto tecnico e di merito con la magistratura e con l’avvocatura», ha affermato, richiamando quanto già evidenziato dal ministro della Giustizia il giorno precedente in Cassazione.
L’obiettivo indicato è quello di garantire tempi congrui e un dialogo strutturato tra i soggetti coinvolti, «ovviamente dandoci dei tempi che permettano di costituire i nuovi Csm con le nuove regole». Un passaggio considerato cruciale per evitare vuoti istituzionali e assicurare continuità al funzionamento dell’ordinamento giudiziario.