Lunedì 02 Febbraio 2026

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Il fronte del no

Referendum carriere, si spacca il fronte delle toghe: oltre 50 magistrati firmano per il Sì

«Liberi da condizionamenti e contro la degenerazione correntizia»: la rivolta silenziosa dei magistrati che sfidano la linea dell'Anm e scelgono la riforma.

01 Febbraio 2026, 17:42

19:36

Andate in pace, la messa è finita e al referendum votate No…

È un tentativo di spezzare la narrazione a senso unico di una magistratura in prima fila per il Sì. La decisione, ponderata, di rompere gli indugi e segnalare all’esterno la non graniticità del fronte togato in questa campagna referendaria velenosa. Oltre 50 magistrati hanno così deciso di mettere per iscritto la loro decisione di schierarsi a favore della separazione delle carriere. Una scelta che arriva dopo mesi di bombardamento mediatico sui rischi della riforma e gli attacchi ai sostenitori del Sì, finiti in improvvisate e spesso superficiali liste di proscrizione o invitati a lasciare i rispettivi ruoli. «Liberi da condizionamenti - si legge nella lunga lista, ancora in aggiornamento - ci dissociamo pubblicamente dal merito e dai toni delle posizioni maggioritarie dell’Anm. Dichiariamo la nostra adesione alla riforma. La piena indipendenza della magistratura e dei singoli magistrati, compromessa dalla degenerazione correntizia, è garantita solo dal sorteggio secco dei consiglieri dei Csm». Sorteggio per il quale, non molto tempo fa, un sondaggio interno all’Associazione nazionale magistrati aveva visto favorevole quasi 1800 toghe. «Quasi un quarto del totale dei magistrati, mica pochi», sottolinea uno dei togati firmatari.

Nelle chat in molti fremono per poter aderire e far comparire il proprio nome tra quelli in prima linea per il Sì. Mentre altri, al momento, affideranno la propria preferenza per la riforma al segreto dell’urna, spinti a non esporsi da una possibile "ritorsione" ambientale o correntizia. Ma il sasso è lanciato nello stagno e i nomi dei primi 50 firmatari pesano come macigni.

A promuovere l'iniziativa Carmen Giuffrida, giudice del Tribunale per i minorenni di Catania. Tra chi ha deciso di metterci la faccia figurano magistrati dal profilo istituzionale altissimo, come Giacomo Rocchi (presidente di sezione in Cassazione), Luciano Varotti e Giuseppe Cricenti (consiglieri di Cassazione), insieme a figure di primo piano del panorama associativo come Natalia Ceccarelli (consigliere a Napoli e componente del CDC dell'Anm) e Andrea Mirenda, attuale consigliere del CSM.

Non mancano firme di peso dalle procure e dai tribunali di frontiera, come Alfonso D’Avino (procuratore di Parma), Antonio Gustapane (procuratore di Varese), Francesco Bretone (sostituto PG a Bari) e nomi noti alle cronache per il loro impegno sul campo, tra cui Catello Maresca e Clementina Forleo. Un elenco trasversale che unisce magistrati in servizio, come Nicola Saracino, Gennaro Varone e Daniele Colucci, a figure d'esperienza oggi in quiescenza come Carlo Maria Grillo (già presidente della Corte d'Appello di Trento), Ines Maria Luisa Marini (già presidente della Corte d'Appello di Venezia) e Antonio Rinaudo, storico pubblico ministero della DDA di Torino. Ci sono poi Massimo Russo, sostituto procuratore minorile e già presidente della Ges di Palermo, e Lorenzo Matassa, magistrato di collegamento col Marocco, pm delle indagini e del processo su padre Puglisi, indagini che condussero all'arresto dei fratelli Graviano

Il fronte si allarga includendo anche magistrati come Edoardo D’Ambrosio (presidente di sezione a Crotone), Paolo Itri (già magistrato della DNA) e Annalisa Imparato (procura di Santa Maria Capua Vetere), a testimonianza di una sensibilità che attraversa l'intera penisola. Una lista che non tiene conto di chi, come l'ex procuratore generale della Cassazione Luigi Salvato e il procuratore di Lecce Giuseppe Capoccia, che fanno parte del comitato per il Sì composto anche dall'ex giudice costituzionale Nicolò Zanon.

La compattezza del "muro del No" si è ufficialmente incrinata: la battaglia per il referendum del 22 e 23 marzo non è più una questione di schieramenti politici, ma un confronto aperto nel cuore stesso della magistratura.