Mercoledì 04 Febbraio 2026

×

Lo scontro

"Fanno parlare solo l'Anm!". A Torino "salta" l'intervento dei penalisti, che lasciano l'aula in segno di protesta

L'anno giudiziario si chiude in polemica dopo il no al presidente della Camera penale Piemonte occidentale, che ha letto il suo discorso all'esterno. Forza Italia: "Censura". Alla cerimonia anche Delmastro e Rossomando, per la quale la riforma "sgretola il Csm"

31 Gennaio 2026, 19:16

01 Febbraio 2026, 17:11

"Fanno parlare solo l'Anm!". A Torino "salta" l'intervento dei penalisti, che lasciano l'aula in segno di protesta

Chiusura con polemica all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Torino, dove gli avvocati della Camera penale Piemonte occidentale hanno lasciato in blocco l'aula magna del Palazzo di Giustizia. A scatenare la polemica la "censura" nei confronti del presidente Roberto Capra, a cui non è stato consentito di leggere l'intervento in programma. Ragioni di tempo, viene spiegato. Anche se Capra - che ha letto pubblicamente il suo discorso dedicato al referendum sulla giustizia - ha denunciato la disparità di trattamento riservato ai penalisti rispetto alle tre associazioni in rappresentanza della magistratura, a cui è stato consentito di parlare.

"La cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, al pari del palazzo di giustizia, è patrimonio comune, non certamente soltanto della magistratura che, invero, non raramente sembra non comprendere tale insuperabile condizione", si legge nel testo del comunicato diffuso dai penalisti. "Al di là della sgrammaticatura istituzionale - prosegue la nota - non può non rivelarsi come sia stato consentito alla rappresentante della giunta locale della Anm di prendere la parola, in una delicata fase storica in cui il tema del referendum e la vivace campagna elettorale in corso rappresentano terreno inevitabile di confronto". "La giustizia si esercita nel nome del popolo italiano, popolo rappresentato da quei cittadini i cui diritti gli avvocati penalisti difendono di fronte alla pretesa punitiva dello Stato", conclude la nota. In cui la Camera penale invoca il rispetto della "par condicio sostanziale" da parte delle istituzioni. 

Forza Italia: "Segnale inquietante"

"Quanto accaduto oggi all'inaugurazione dell'anno giudiziario di Torino rappresenta un segnale inquietante sul piano del confronto democratico nel nostro Paese. Impedire al presidente della Camera Penale di intervenire, adducendo pretestuose ragioni di tempo mentre veniva garantito ampio spazio all'Associazione Nazionale Magistrati, configura un grave squilibrio istituzionale e una palese violazione della par condicio", affermano gli azzurri Roberto Rosso, vicecapogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama e vicesegretario regionale del partito, Marco Fontana, segretario cittadino a Torino, Roberto Cota, responsabile del Dipartimento Giustizia di Forza Italia Piemonte e Beatrice Rinaudo, responsabile Dipartimento Giustizia Torino.

"Siamo di fronte - dicono i quattro esponenti Fi - a un atto che ha il sapore della censura e che risulta ancora più grave perché consumato in un momento storico delicatissimo. Con un referendum sulla separazione delle carriere ormai alle porte e una campagna referendaria che è entrata nel vivo, è inaccettabile che in un luogo che dovrebbe rappresentare l'imparzialità e l'equilibrio venga data voce esclusivamente alle posizioni della magistratura associata, negando il diritto di parola a chi rappresenta il diritto alla difesa". "La cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario non è una proprietà privata di una parte - aggiungono - ma un patrimonio comune della collettività. Silenziare i penalisti significa tentare di imporre un pensiero unico sulla riforma della Giustizia, evitando il confronto nel merito e mortificando il pluralismo che è alla base dello Stato di diritto. Quanto accaduto oggi a Torino è un precedente grave che non può essere derubricato né archiviato nel silenzio".

Rossomando: "Con la riforma nessun impatto sul funzionamento della giustizia, si sgretola il Csm"

Presente alla cerimonia di Torino anche Anna Rossomando, vicepresidente dem del Senato. Per la quale "i dati che emergono dalle inaugurazioni dell'anno giudiziario di oggi, confermano criticità notevoli in tutta Italia. Ovunque vengono segnalate carenze negli organici di magistrati e personale amministrativo, il persistente malfunzionamento dell'app per il processo telematico penale e la drammatica situazione delle carceri". "Nel distretto della Corte d'Appello di Torino, ad esempio, strutture edilizie inadeguate per le dimensioni delle aule per processi molto importanti come quello sull'infortunio mortale alla stazione di Brandizzo, oltre a una scopertura macroscopica dell'organico dei giudici di pace. In tutto questo il ministro Nordio rivendica con orgoglio una riforma che non si occupa, come il ministro stesso ha ammesso, del funzionamento del servizio giustizia ma della 'necessità di un riequilibrio tra poteri, tra quello giudiziario e quello legislativo'". "Quello che si evince è che a fronte dei reali temi della giustizia, si è scelto di sgretolare il Cms, indebolendo l'autonomia e l'indipendenza della magistratura attraverso la modifica di punti sostanziali della Costituzione", conclude Rossomando. 

Anche la presidente della Corte d'appello, Alessandra Bassi, ha spiegato che le inefficienze del sistema sono dovute alla scarsità di risorse umane e materiali e non tanto agli errori giudiziari, che per quanto gravi sono "assai rari". Le ha risposto Andrea Delmastro sottosegretario alla giustizia, elencando i provvedimenti del governo per rafforzare piante organiche e distribuire fondi. Quanto alla situazione del distretto (che abbraccia Piemonte e Valle d'Aosta ed è il più grande d'Italia), oltre alle ormai croniche difficoltà del tribunale di Ivrea, è stata segnalata la fatiscenza degli uffici giudiziari di Alessandria.

La Pg di Torino: "Con pm sottoposto ad esecutivo meno tutele sui diritti"

''Una volta per tutte i cittadini, dovrebbero conoscere le reali condizioni in cui si trovano in uffici giudiziari, perché la giustizia non funzionerà meglio quando pubblici ministeri e giudici avranno carriere separate, come d'altra parte riconosciuto dal ministro Nordio e dalla senatrice Buongiorno'', dice nel suo intervento il procuratore generale di Torino, Lucia Musti. La quale ritiene "che lo scenario di una magistratura separata da una riforma ispirata da meri intenti politici e non di efficienza e miglioramento da cui conseguirà la sottoposizione del pubblico ministero all'esecutivo renderà difficile se non impossibile continuare ad applicare la legge e tutelare i diritti, soprattutto dei più fragili''. ''Parimenti - ha proseguito Musti - la riforma della Corte dei conti ha come obiettivo l'attuazione dell'ammorbidimento del sistema dei controlli sulla pubblica amministrazione e alimenta la percezione di impunità. Ma vi è di più: le ripetute dichiarazioni pubbliche del ministro e di altri esponenti del governo di voler adottare misure per una giustizia più efficiente e più giusta si sono rivelate semplici proclami cui non sono seguite concrete iniziative''.