"A prescindere da ogni considerazione sulle ragioni, a volte imperscrutabili, che inducono i mass media a concentrare la propria attenzione ora sull'una ora sull'altra vicenda giudiziaria, e sull'opportunità di celebrare nei salotti televisivi una giustizia parallela e alternativa a quella che si celebra nelle aule giudiziarie, non si possono non stigmatizzare gli attacchi di cui sono stati vittime i colleghi chiamati, a vario titolo, a pronunciarsi sulla vicenda, a cominciare dal presidente del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, fatta oggetto di insulti e minacce di ogni genere".
E' la denuncia del presidente facente funzioni della Corte d’appello dell’Aquila, Fabrizio Riga, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario presso il Distretto dell’Abruzzo, che ha dedicato una parte del proprio intervento per inviare un messaggio di "piena e incondizionata solidarietà" e vicinanza ai magistrati che, a vario titolo, sono coinvolti nella vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco, a cominciare dal presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, ancora sotto vigilanza da parte delle forze dell’ordine dopo aver ricevuto delle minacce sul caso della famiglia resdiente a Palmoli (Chieti).
Secondo Riga gli attacchi ai magistrati sono "segno di un processo di progressivo imbarbarimento dei rapporti sociali che sembra, ahimè, inarrestabile e che l’accesso incontrollato all’uso dei sociali da parte della collettività ha amplificato in modo esponenziale. Alla dottoressa Angrisano e a tutti i colleghi, sia del Tribunale per i Minorenni sia di questa Corte, che sono stati chiamati a pronunciarsi sulla vicenda va, pertanto, la nostra piena e incondizionata solidarietà". Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, con l’ordinanza del 13 novembre scorso, ha sospeso la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori di tre bambini che vivevano a Palmoli. I minori con la mamma sono stati collocati in casa famiglia a Vasto (Chieti) e affidati ai servizi sociali.
Nel suo intervento Riga ha parlato anche della riforma della giustizia e del referendum, in vista del quale auspica "che la partecipazione alla consultazione popolare sia la più ampia possibile e che il voto sia espressione di un’opinione il più possibile informata e consapevole". "Non essendo prevista alcun quorum, una scarsa partecipazione - ha aggiunto - finirebbe per delegare a pochi una scelta che interessa tutti, mentre un voto non informato finirebbe inevitabilmente per essere condizionato da moventi e considerazioni che prescindono dai contenuti della riforma. Molto è stato già detto in occasione dell’inaugurazione dello scorso anno giudiziario. La magistratura, la quale, nel suo insieme, giudicante e richiedente, resta un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (in questi termini continua ad esprimersi il riformato art. 104 Cost.). Preoccupa, tuttavia, - ha detto sempre il magistrato - il rischio che il pm perda la cultura della giurisdizione, cessando di essere quella parte imparziale, come è stato definito con un felice ossimoro, che è giusto che sia, parte in quanto tale è il suo ruolo in un processo di tipo accusatorio, imparziale in quanto espressione di una pubblica funzione e non di interessi privati".