Strage di Capodanno
C’è un quarto indagato, nel fascicolo aperto dalla Procura di Sion, in Svizzera, sulla strage di Capodanno al “Constellation”: si tratta dell’attuale responsabile del Comune di Crans-Montana per la Sicurezza pubblica e le ispezioni degli immobili, Christophe Balet. Anche lui potrebbe aver avuto una quota di responsabilità, secondo gli inquirenti, nelle circostanze che avrebbero impedito di prevenire l’incendio costato la vita a 40 persone, e in cui ne sono rimaste ferite 116. Si aggiunge ai coniugi Jacques e Jessica Moretti e all’ex funzionario del Comune di Sion Ken Jacquemoud.
Non sono note le ipotesi d’accusa, ma le attenzioni di pm e polizia sarebbero orientate verso la paradossale distrazione degli uffici pubblici nei confronti dei Moretti a fronte delle puntigliosissime contestazioni rivolte ai condomini del palazzo nel cui seminterrato si trova il bar della tragedia: ai proprietari degli altri 13 appartamenti erano stati persino sigillati caminetti per “irregolarità”, mentre “Le Constellation” non è stato, per anni, oggetto di alcun controllo.
Piccoli passi avanti a fronte di tensioni sempre più forti fra le autorità elvetiche e l’Italia, scossa dalle leggerezze investigative che potrebbero aver già compromesso l’accertamento giudiziario. Ieri ne ha parlato, a Sky Tg24, anche il presidente del Cnf Francesco Greco , che non ha nascosto il proprio sconcerto per le omissioni rilevate finora nel lavoro degli investigatori: «Da avvocato che vive quotidianamente i tribunali, sono indignato per la leggerezza dimostrata dall’autorità giudiziaria e dagli organi di polizia svizzeri in una vicenda che solleva interrogativi gravissimi», ha detto il vertice dell’avvocatura italiana.
«Quanto accaduto è inammissibile. Ovunque nel mondo, di fronte a reati che coinvolgono la vita umana, la prima misura è acquisire e conservare immediatamente le immagini delle telecamere come strumento essenziale per le indagini. In Svizzera, invece, in un episodio di questa gravità, non si è ritenuto necessario acquisire le registrazioni che documentavano l’uscita dal locale».
All’approfondamento di Sky “Timeline”, Greco ha poi proposto una riflessione più generale: «Apprendiamo oggi che la Svizzera non è quel Paese attento alla sicurezza che molti immaginavano. È dunque più che legittima la pressione esercitata dal nostro governo, così come l’apertura dell’indagine da parte della Procura di Roma. Ben venga il pool investigativo italo-svizzero, affinché i nostri magistrati e investigatori possano contribuire alle indagini indicando le corrette modalità con cui condurre accertamenti così delicati», ha concluso il presidente del Cnf.