Giustizia e PNRR
La sede del ministero della Giustizia
L’approvazione del PIAO 2026–2028 del Ministero della Giustizia viene indicata dai sindacati firmatari come un passaggio centrale per il futuro dell’Amministrazione e per la platea di lavoratrici e lavoratori impiegati negli uffici giudiziari, in particolare il personale assunto nell’ambito del PNRR.
Nel corso di un incontro al Ministero, è stato illustrato il contenuto del Piano e, secondo quanto riferito da Confintesa FP, il dato più rilevante riguarda l’aumento delle stabilizzazioni previste per il personale PNRR (compreso gli addetti all’ufficio del processo): dalle 6mila unità inizialmente finanziate si è passati a 9.368 stabilizzazioni su 11.211 lavoratori attualmente in servizio, con una copertura indicata come superiore all’80%.
Un risultato che, sempre secondo il sindacato, include anche le capacità assunzionali per la stabilizzazione degli operatori precari ex tirocinanti della Calabria e per circa 1.500 progressioni verticali in deroga. Sulla stessa vicenda, in un comunicato stampa congiunto, UNSA, CISL, Confintesa, FLP e UILPA Giustizia rivendicano la paternità dell’esito inserito nel PIAO e attaccano le posizioni di altre sigle.
Nel testo si legge: «Mentre c’è chi sceglie la piazza per nascondere la propria irrilevanza ai tavoli decisionali, UNSA, CISL, CONFINTESA, FLP e UILPA Giustizia scelgono la strada della responsabilità e portano a casa il risultato storico inserito nel PIAO 2026-2028: 9.368 stabilizzazioni certe grazie all’impegno, alla sensibilità ed al senso di responsabilità dimostrato dalla Parte Pubblica rappresentata alla riunione dal Ministro della Giustizia, On. Carlo Nordio, il Capo di Gabinetto, Dott.ssa Giusi Bartolozzi, il Capo Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, Dott.ssa Lina Di Domenico, e il Direttore Generale DOG, Dott.ssa Maria Isabella Gandini».
Nel comunicato, i sindacati contestano inoltre la narrazione attribuita a USB e CGIL: «Il traguardo di oltre novemila assunzioni, che copre oltre l’80% della platea PNRR, non è frutto di scioperi sterili o di slogan gridati fuori dai palazzi, ma il risultato diretto di un lavoro tecnico, faticoso e costante di chi ha seduto al tavolo delle trattative, trovando le coperture economiche attraverso la rimodulazione delle facoltà assunzionali e il confronto serrato con l’Amministrazione».