Clima teso
Antonio Tajani, leader di Forza Italia
Nervi tesi tra Forza Italia e Unione Camere Penali. Da quanto appreso, all’associazione dei penalisti guidati da Francesco Petrelli non sarebbero piaciute le ultime uscite del vice premier, Antonio Tajani. Lo strappo tra le due anime dell’ampio fronte del Sì non avverrà mai ufficialmente, sarebbe un autogol a sette settimane dal voto, ma cominciano a circolare spifferi.
La dichiarazione che avrebbe fatto di più irritare gli avvocati sarebbe quella rilasciata dal Segretario azzurro sabato scorso all’evento di Fi a Roma: «Dobbiamo continuare ad andare avanti, perché non basta la separazione delle carriere, non basta la riforma del Csm. Penso alla responsabilità civile, penso anche ad aprire un dibattito se è giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l'autorità dei magistrati». Ecco, la possibilità di togliere la gestione della pg ai pm non sarebbe affatto piaciuta per due motivi, di merito ma soprattutto di metodo. Primo: ridotto il controllo della magistratura sulle forze dell’ordine, si espanderebbe sempre di più il potere dell’Esecutivo.
A decidere su cosa indagare sarebbero indirettamente i ministri da cui dipendono l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia di Stato. Questa prospettiva non piace all’Ucpi, come ricordò in uno scritto l’ex presidente Valerio Spigarelli parlando delle interlocuzioni, in tema di riforma costituzionale, con il Ministero della Giustizia, ai tempi guidato da Angelino Alfano, in particolare con «Settembrino Nebbioso, che sarebbe scomparso un anno dopo, e Augusta Iannini che dirigeva l’ufficio legislativo. E lì si discusse non solo di quel che andava bene ma anche di quel che non convinceva l’Unione, in particolare quanto al rapporto di autonomia della polizia giudiziaria rispetto al PM, ottenendo significative modifiche».
Ma al di là della critica del contenuto, prefigurare adesso, come ha fatto Tajani, un simile scenario potrebbe dare il pretesto, ad una parte dell’avvocatura e dell’elettorato in generale, di votare No al referendum, temendo una espansione del potere dell’Esecutivo. Se uniamo questa dichiarazione all’altra di Tajani che su Crans-Montana ha auspicato la pressione della politica sulla magistratura la frittata è fatta. Pure quella affermazione non sarebbe piaciuta perché dissolve in poche righe la separazione dei poteri. E non dimentichiamo che anche la premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno aveva detto: «Spesso i magistrati sulla sicurezza rendono vano il lavoro del Parlamento, del governo e delle forze dell’ordine. Posso citare decine di casi».
A non piacere ai penalisti sarebbe pure la campagna che sta portando avanti Fratelli d’Italia, con capofila Galeazzo Bignami, usando il logo del Comitato “Sì riforma” (non si sa ancora se col placet del presidente Nicolò Zanon). In pratica sulle loro pagine Facebook quasi quotidianamente vediamo post in cui si invita a votare Sì per evitare che le «toghe rosse» scarcerino. Ad esempio: «le Forze dell’Ordine arrestano e certe toghe liberano i criminali. Anche per questo dobbiamo votare Sì». Questo messaggio va proprio nella direzione opposta al senso che sta dando l’Ucpi alla campagna ossia che grazie alla separazione avremo un sistema più garantista, più assolutorio. Allo stesso modo non piacciono messaggi come questo: «Il Governo trasferisce gli immigrati clandestini in Albania, la magistratura rossa lo impedisce. Sì riforma».
Era stata proprio l’Ucpi a prendere le difese dei giudici del Tribunale di Roma che non avevano convalidato il trattenimento dei primi migranti condotti in Albania, anche in nome della tutela dei diritti fondamentali della persona, garantiti dal lavoro quotidiano di molti avvocati. Questa propaganda a destra, insomma, non sta piace all’Unione Camere Penali che punta a vincere il referendum sul merito della riforma Nordio, non sulle fake news. Come ha dimostrato in questi mesi tenendo un atteggiamento sobrio ed equilibrato sui messaggi veicolati e forse proprio per questo sopraffatta dalla propaganda della maggioranza, soprattutto in questo momento in cui il testo ha ceduto il passo al contesto e alle possibili conseguenze derivanti dall’approvazione, reali, eventuali o inventate. Ufficialmente invece ieri l’Ucpi ha diffuso il programma della due giorni dedicata alla contro-inaugurazione dell’anno giudiziario.
I lavori si apriranno venerdì 6 alle ore 10.00. Alle 10.15 interverrà Tullio Padovani, Accademico dei Lincei e Presidente onorario del Comitato Camere Penali per il Sì. Alle 10.30 il Presidente dell’Ucpi e del Comitato, Francesco Petrelli, dialogherà con il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Nel corso della due giorni interverranno esponenti della magistratura che hanno espresso il proprio sostegno al Sì, insieme a rappresentanti del mondo politico, istituzionale e accademico.