Venerdì 06 Febbraio 2026

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Guida sotto effetto di droghe, la Consulta: "Punibile solo se crea pericolo"

La Corte "salva" il nuovo codice della strada, ma "corregge" Salvini. I Radicali italiani: "Stupefatti". E promettono battaglia

29 Gennaio 2026, 16:23

30 Gennaio 2026, 08:26

Guida sotto effetto di droghe, la Consulta: "Punibile solo se crea pericolo"

Chi si mette alla guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti è punibile solo se crea un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con una sentenza depositata oggi, spiegando che la nuova formulazione dell’articolo 187 del codice della strada introdotta con la riforma voluta da Matteo Salvini "non è costituzionalmente illegittima, purché venga interpretata nel senso che possa essere punito solo chi si sia posto alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione stradale". 

A sollevare la questione di legittimità sulla modifica dell’articolo 187 operata nel 2024 erano stati tre giudici di merito. Prima della modifica, la norma, ricorda Palazzo della Consulta, puniva chi guidava "in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto" sostanze stupefacenti: il legislatore del 2024 ha eliminato il requisito dell’alterazione psico-fisica, in considerazione delle difficoltà di prova che si erano riscontrate nella prassi, con la conseguenza che la norma oggi punisce semplicemente la guida "dopo aver assunto" sostanze stupefacenti.

Secondo i giudici rimettenti  - alla cui prospettazione hanno aderito l’Unione delle Camere penali italiane e l’Associazione italiana dei professori di diritto penale, che hanno presentato opinioni come amici curiae -, la nuova formulazione consentirebbe di punire chiunque abbia assunto stupefacenti in qualsiasi momento anteriore alla guida - in ipotesi, anche giorni, settimane o mesi prima - quindi così produrrebbe risultati "irragionevoli e sproporzionati", incriminando anche condotte del tutto inoffensive rispetto alla sicurezza della circolazione stradale, non consentirebbe di individuare con precisione l’area delle condotte punibili, e determinerebbe irragionevoli disparità di trattamento rispetto, tra l’altro, alla disciplina del reato di guida sotto l’influenza dell’alcol.

La Corte non ha condiviso queste censure, ma ha sottolineato la necessità di una interpretazione restrittiva della nuova norma in conformità ai principi costituzionali di "proporzionalità e offensività", oltre che alla stessa finalità perseguita dal legislatore. In forza di questa interpretazione, spiega Palazzo della Consulta, "non occorrerà più dimostrare che il conducente si sia posto alla guida in stato di effettiva alterazione psico-fisica", ma sarà "necessario" accertare la "presenza nei liquidi corporei del conducente di quantitativi di sostanze stupefacenti", che "per qualità e quantità, in relazione alle singole matrici biologiche in cui sono riscontrate, risultino generalmente idonee, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, a determinare in un assuntore medio un’alterazione delle condizioni psico-fisiche, e conseguentemente delle normali capacità di controllo del veicolo". Quindi, "non sarà più necessario dimostrare che la sostanza stupefacente assunta abbia effettivamente alterato le capacità di guida del conduttore", ma "occorrerà comunque accertare la presenza nei suoi liquidi corporei di una quantità della sostanza che appaia idonea ad alterare queste capacità in un assuntore medio, così da creare pericolo per la circolazione stradale". 

Ad accogliere con “con stupore e forte preoccupazione" la decisione della Corte sono Filippo Blengino, Segretario di Radicali Italiani, e l’avvocato Marianna Caiazza, per i quali "siamo di fronte ad una Consulta che normalizza calpestare principi cardine del nostro ordinamento". "Secondo la Corte - prosegue la nota - la norma non sarebbe incostituzionale nella misura in cui la punibilità della condotta di guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti presupporrebbe comunque l’accertamento di una effettiva incapacità alla guida, non più attraverso una valutazione medica, come avveniva prima della riforma, ma mediante analisi tossicologiche, in particolare del sangue. Una conclusione che lascia interdetti. La Corte sceglie di non dichiarare l’incostituzionalità di una disposizione oggettivamente sproporzionata, che viola principi cardine dell’ordinamento costituzionale, a partire dal principio di offensività, dal principio di proporzionalità e dal divieto di punire condotte meramente astratte o presunte".


"Più che un giudizio, quello della Consulta sembra un pre-giudizio su una legge che numerosi giuristi hanno già definito illiberale e irragionevole. Ad oggi non esistono linee guida, né soglie condivise, né protocolli normativi che consentano di stabilire quando la presenza di una sostanza nel sangue corrisponda a una reale alterazione della capacità di guida, come invece avviene da decenni per l’alcol. Per queste ragioni, a partire dalla prossima udienza fissata per aprile, nel processo per la disobbedienza civile promossa proprio contro l'articolo 187, andremo avanti nella nostra battaglia. Siamo pronti a percorrere tutte le strade giudiziarie, anche oltre i confini nazionali, per abbattere una norma ingiusta, e a promuovere, se necessario, nuove forme di disobbedienza civile. La battaglia contro questa riforma non si ferma oggi. Oggi, semmai, ricomincia", concludono Blengino e Caiazza.