Il caso
Sigfrido Ranucci, conduttore di Report
«Le notizie diffuse dalla trasmissione Report, in merito a presunte intrusioni nei dispositivi informatici dei magistrati, sono surreali e appaiono finalizzate unicamente a suscitare allarme sociale per orientare maldestramente l’opinione pubblica». È tranchant la risposta della sottosegretaria per i Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano all’interrogazione deputato del Pd Federico Gianassi in Commissione giustizia, che ha chiesto conto sulle presunte falle nella sicurezza informatica dei sistemi delle procure e sul fatto che via Arenula avrebbe «secretato tutti i dati».
«Avrei suggerito di rivolgere quest’interrogazione al ministro Bonafede - ha affermato la sottosegretaria -, perché il sistema di gestione e sicurezza Ecm è stato acquistato nel 2017 e implementato nel 2019 dall’allora ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che hanno proceduto all’installazione su decine di migliaia di dispositivi dell’amministrazione giudiziaria e alla sua completa messa in esercizio». E, come dimostrato dal Dubbio, era stato lo stesso guardasigilli grillino, rispondendo ad un’interrogazione di Fratelli d’Italia durante il periodo di emergenza Covid, a tranquillizzare sui sistemi utilizzato dal ministero, tra i quali anche la convenzione che includeva il sistema Ecm.
Si tratta, ha ribadito Siracusano, di «un sistema di gestione e messa in sicurezza dei server e delle postazioni di lavoro dell’ Amministrazione giudiziaria, operativo dal 2019 e ben noto ai ministri delle passate legislature». Uno strumento «volto alla standardizzazione, all’aggiornamento e alla protezione di una rete informatica estremamente estesa, composta da decine di migliaia di dispositivi» e che «non consente in alcun modo la sorveglianza dell’attività dei magistrati, né permette la lettura di contenuti, la registrazione dei tasti digitati, l’acquisizione dello schermo o l’attivazione dì microfoni o videocamere. Le funzionalità di controllo remoto non risultano attive né lo sono mai state. La loro eventuale attivazione richiederebbe la consapevolezza dell’utente e il suo esplicito consenso. Non esiste dunque alcun “grande fratello digitale”, né ipotesi di videosorveglianza occulta: al contrario - ha aggiunto -, il sistema risponde alla finalità di garantire un supporto tecnico idoneo a tutelare gli stessi utenti, assicurando efficienza e sicurezza dell’infrastruttura informatica».
Era stato proprio il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, a parlare, in un comunicato, di un software in grado di «spiare» i magistrati, salvo poi ammettere, in apertura di puntata domenica scorsa, che non si tratta di uno spyware. Nel servizio, Bonafede aveva sostenuto che l’installazione del sistema era avvenuta a sua insaputa, affermazione messa in discussione dalle dichiarazioni che lui stesso aveva già fornito. Senza dimenticare che gli uffici preposti sono occupati da magistrati. Qualunque fosse il grado di consapevolezza di via Arenula, Siracusano ha sottolineato che dall’epoca grillina ad oggi «nulla è cambiato: o non riponete fiducia nelle valutazioni del vostro ministro - ha detto rivolgendosi al M5S - o i chiarimenti oggi da voi richiesti sono strumentalmente volti a generare un ingiustificato allarme sociale per orientare l’opinione pubblica». I ministri Orlando, Bonafede e Cartabia, ha aggiunto Siracusano, «hanno mantenuto per l’intera durata del mandato la competenza sugli atti della direzione generale per i sistemi informativi automatizzati». Sarebbe opportuno, ha aggiunto, «mantenere il confronto entro il perimetro di correttezza informativa». E per quanto riguarda la mancata divulgazione dal ministero dei dati richiesti «essa era ed è determinata da accertamenti in corso».
Siracusano ha messo in relazione il servizio di Report al prossimo referendum sulla separazione delle carriere. Un fatto «singolare», ha sottolineato, il tempismo del servizio - per il quale i giornalisti di Report si erano attivati nella primavera dello scorso anno - così come lo sarebbe il fatto che «il magistrato Tirone (colui che avrebbe fatto scoprire la falla, ndr), come dallo stesso dichiarato a Report, abbia ritenuto di fare una segnalazione ai propri superiori senza presentare una formale denuncia penale all'autorità giudiziaria competente».
Ma la risposta della sottosegretaria non è piaciuta al M5S, secondo cui non sarebbe stato fornito alcun chiarimento alle domande su Ecm, «installato sui circa 40 mila computer dell’amministrazione giustizia, che sembra essere in grado di videosorvegliare l'attività degli operatori della giustizia, in particolare quella dei magistrati. In compenso abbiamo ascoltato varie falsità e attacchi scomposti da parte di chi dovrebbe solo dare risposte serie», hanno replicato Stefania Ascari e Valentina D’Orso.
Secondo le deputate grilline, «il governo non può negare in modo spudorato e superficiale le evidenze che Report ha mostrato domenica scorsa. Se hanno prove e riscontri concreti, li tirino fuori. Altrimenti le ombre sul ministero della Giustizia e su Palazzo Chigi aumentano. È stato dimostrato che i computer sono vulnerabili senza autorizzazione all’accesso e senza traccia, l’allarme emerso nel 2024 sarebbe stato messo a tacere dai dirigenti del ministero della Giustizia su richiesta, secondo quanto raccontato da un dirigente ministeriale, della Presidenza del Consiglio. Un testimone chiave ha detto che “i giudici tutti non sanno che mentre pensano di essere da soli nella loro stanza a fare il loro lavoro c’è sempre puntato un occhio vigile sui loro computer”. Il governo deve dire a tutta Italia e in modo chiaro e trasparente perché il ministero della Giustizia ha secretato gli atti relativi al gestionale Ecm, che ruolo ha avuto Palazzo Chigi, se esiste un registro degli accessi eventualmente compiuti sui computer degli uffici giudiziari e se sono state fatte le necessarie verifiche. Oggi il governo ha negato tutto in modo incredibile e arrogante e questo non può che far crescere la preoccupazione sulla riservatezza del lavoro della magistratura».
Per il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, componente della commissione di Vigilanza Rai, quella in atto sarebbe una vera e propria guerra dichiarata dalla destra a Report. Nel mirino del senatore l’interrogazione del forzista Maurizio Gasparri, che «pur di attaccare Report, arriva ad evocare la disinformazione sul prossimo referendum costituzionale sulla separazione delle carriere. Peccato che la puntata in questione, come al solito, abbia dato conto di tutte le posizioni sulla vicenda. La destra - ha concluso - usa tutti i mezzi per fare campagna elettorale sul prossimo referendum costituzionale anche gli attacchi a Report».