Dibattito
Si infittisce l’agenda degli appuntamenti per informare i cittadini sul referendum costituzionale riguardante la separazione delle carriere nella magistratura. Ieri il Movimento forense ha organizzato un webinar per spiegare le ragioni del Sì. I lavori sono stati aperti da Dario Tornese (responsabile comunicazione di Mf). La presidente nazionale di Movimento Forense, Elisa Demma, ha sottolineato l’impegno dell’associazione nel far conoscere le peculiarità della riforma sulla giustizia. «Il referendum confermativo - ha detto Demma - si pone come finalità una riforma integrale di alcuni articoli della Costituzione, che avrà riflessi all’interno dei giudizi e dei processi. L’impegno di Movimento forense sul punto ha radici antiche, poiché siamo stati parte attiva nella fase pre-parlamentare relativa alla raccolta delle firme su tutto il territorio nazionale.
Nel quadro di una prosecuzione ideale dell’impegno assunto abbiamo allora scelto nella fase referendaria di impegnarci sul fronte divulgativo e informativo per consentire una partecipazione al voto consapevole da parte della cittadinanza, sebbene il referendum confermativo non necessiti di quorum». Demma ha invitato all’equilibrio, «in parte smarrito», per riportare l’attenzione al testo referendario, «attraverso un dibattito privo di colore politico, libero da ideologie», dato che «la riforma costituisce un traguardo di democrazia, una attuazione concreta ed un completamento di quella riforma ideata da Giuliano Vassalli».
Francesco Paolo Sisto , viceministro della Giustizia, ha invitato a non mettere etichette politiche sul referendum costituzionale. «Non è – ha sottolineato l’esponente del governo - una riforma di Forza Italia, non è una riforma della politica. È una riforma che nasce nel 1919 con il pubblico ministero e parte di un piccolo saggio di Giacomo Matteotti e prosegue con Calamandrei, Terracini, Chiaromonte, Bissolati, Moro, Giovanni Falcone, oggi Augusto Barbera. Si tratta di una riforma che non ha un’identità politica. Noi siamo oggi i testimonial di un percorso che parte da molto lontano». Rispetto al rapporto pm-giudice, Sisto ha fatto un paragone: «Si è mai visto un arbitro della stessa città di una delle due squadre che scende in campo? No, non si è mai visto. È assolutamente elementare, dunque, pretendere che chi giudica sia diverso da chi accusa, come diverso da chi difende».
Francesco Greco, presidente del Consiglio nazionale forense, non ha nascosto perplessità in merito all’opera di disinformazione da parte dai sostenitori del No. Il referendum di marzo, secondo il rappresentante dell’avvocatura istituzionale, è un appuntamento importante «per la vita civile del nostro Paese», alla base del quale deve esserci un confronto leale. Da qui l’esigenza di una corretta informazione. Greco ha evidenziato che la riforma non è contro i magistrati. «Spiace constatare – ha affermato il presidente del Cnf – che chi sostiene le ragioni opposte alla riforma è solito alzare il livello dello scontro, anzi di creare un scontro sul tema del referendum. In questo modo si tenta di spostare l’attenzione dal quesito referendario che riguarda la giustizia e i diritti di tutti i cittadini. In tutti i Paesi europei a democrazia avanzata le carriere sono separate. Ciò avviene in Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Belgio. Sono pochi i Paesi europei dove le carriere non sono separate, tra questi la Bulgaria, con l’aggiunta della Turchia. In quest’ultimo Paese, grazie anche al lavoro dei nostri colleghi-osservatori del Consiglio nazionale forense, è stato possibile constatare che il rispetto di una serie di principi giuridici non viene preso affatto in considerazione. Sono fermamente convinto, come avvocato che da quasi quarant’anni esercita la professione forense, della necessità di una riforma per raggiungere l’obiettivo del giusto processo. È pertanto assolutamente necessario, considerato che la nostra Costituzione richiede il giusto processo, un impegno per ribadire l’importanza di alcuni principi di civiltà giuridica del nostro ordinamento».
Fedele Moretti , coordinatore Ocf, ha rilevato che la riforma costituzionale «non è contro la Costituzione». Nel dibattito di ieri voce anche ai comitati che sostengono la riforma e del Sì. Sono intervenuti Antonino La Lumia (presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, “Comitato Sì Art. 111”), Rinaldo Romanelli (segretario Ucpi, “Comitato Camere penali per il Sì”) e Alessandro Gargiulo (vicepresidente di Movimento forense, “Comitato Mario Pagano per il Sì”). La Lumia si è soffermato sul ruolo del Csm, che «non deve incarnare le opinioni della magistratura, ma preservarne l’indipendenza dal potere politico e dall’autoreferenzialità interna».
In tale contesto è importante il sorteggio, da considerare «non un vezzo, ma una risposta a un problema che l’Italia conosce da anni: il correntismo». «Un fenomeno – ha aggiunto La Lumia - nato come forma di pluralismo culturale e degenerato in meccanismo di gestione delle carriere. Non è un giudizio morale. È un dato di realtà. Il sorteggio rimuove l’incentivo alla deformazione di blocchi competitivi all’interno della magistratura e restituisce al Csm la sua funzione originaria: garantire, non rappresentare. È un modo per spezzare la dinamica della mediazione permanente tra correnti e riportare il sistema del governo autonomo nel campo delle garanzie costituzionali, non delle appartenenze».