Giovedì 29 Gennaio 2026

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Crans Montana, l’irritazione del parlamento svizzero: «Da Roma minacce al nostro Stato di diritto»

Cresce la tensione con l'Italia dopo la scarcerazione di Moretti. A febbraio l'incontro tra gli investigatori svizzeri e gli inquirenti italiani

28 Gennaio 2026, 17:28

Crans Montana, l’irritazione del parlamento svizzero: «Da Roma minacce al nostro Stato di diritto»

I magistrati svizzeri incontreranno a metà febbraio gli inquirenti italiani nel quadro delle indagini in corso per far luce sulla tragedia di Capodanno avvenuta a Crans-Montana, che ha causato 40 morti e 116 feriti. Lo ha dichiarato l’ambasciatore svizzero a Roma, Roberto Balzaretti, in un’intervista rilasciata al gruppo CH Media, specificando che l’incontro dovrebbe svolgersi a livello tecnico.

L’Italia avrebbe chiesto l'incontro prima ancora che fosse stata presa una decisione in merito alla domanda d’assistenza giudiziaria internazionale, ha ribadito Balzaretti. La scelta di metà febbraio non rappresenta «un ritardo da parte della Svizzera, ma la prima data possibile per la Procura di Roma», ha spiegato l’ambasciatore. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa svizzera Keystone-Ats, il 13 gennaio la magistratura italiana aveva inoltrato una richiesta di assistenza giudiziaria alla Confederazione. L’Ufficio federale di giustizia (Ufg) l’ha poi trasmessa il giorno successivo alla Procura vallesana. I funzionari bernesi hanno precisato che le due autorità di perseguimento penale hanno la possibilità di collaborare per condurre indagini nell’ambito delle cosiddette squadre investigative comuni (Sic). In merito alla decisione di Roma di richiamare l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, «non esiste alcuna crisi tra i due Stati», ha affermato Balzaretti.

Intanto entro il fine settimana le autorità svizzere dovrebbero attivarsi sulla rogatoria inoltrata dai pm capitolini con cui hanno chiesto gli atti, la lista degli indagati, i documenti relativi ai controlli e alle autorizzazioni del comune, anche sui materiali utilizzati nel locale in cui è divampato l'incendio costato la vita anche a 6 ragazzi italiani. A piazzale Clodio infatti è stata trasmessa una nota di risposta dell’ufficio federale elvetico di giustizia. Una volta ricevuto l’incartamento, i magistrati italiani procederanno alle iscrizioni nel registro degli indagati dei gestori del bar, Jacques e Jessica Moretti, e di eventuali altre posizioni.

Risposte sono attese anche sulla richiesta di inviare un team investigativo italiano, composto da agenti della Squadra Mobile e vigili del fuoco, per affiancare gli investigatori svizzeri nell'assunzione delle prove. Un passo successivo sarà la possibilità di creare una squadra investigativa comune, composta da inquirenti e investigatori dei Paesi coinvolti, che dovrà essere cristallizzata con un accordo. Nel fascicolo aperto a piazzale Clodio la procura procede per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica e ha fatto eseguire gli esami autoptici sulle vittime italiane, delegando le procure di Milano, Bologna e Genova.

Ma è polemica dopo le dichiarazioni si alcuni parlamentari svizzeri di tutto l’arco politico, che hanno criticato le prese di posizione italiane in merito all’inchiesta di Crans Montana. Lo ha sottolineato Radio Télévision Suisse in un articolo con un collage di dichiarazioni di vari esponenti politici. Secondo la socialista Jessica Jaccoud si tratta di «minacce davvero significative allo stato di diritto» davanti alle quali la Svizzera «deve rimanere molto ferma» in quanto «la separazione dei poteri non è solo qualcosa che ci fa comodo ma è un principio fondamentale dello stato di diritto». Secondo Mauro Poggia, esponente del Movimento dei Cittadini Ginevrini «sostenere che la giustizia non viene applicata correttamente e che l’Italia dovrebbe intervenire per aiutarci a fare giustizia è un insulto». Per il centrista ginevrino Vincent Maitre il ministero degli Esteri dovrebbe convocare l’ambasciatore italiano per «chiarire la sua posizione con una nota diplomatica, ovvero una protesta scritta al governo italiano, ricordandogli che l'indipendenza e la sovranità svizzere non sono concetti che possono essere interpretati in modi diversi». Altri parlamentari, come Manfred Bühler dell'UDC bernese, hanno detto invece di preferire una linea più morbida dando priorità al dialogo.