Martedì 03 Febbraio 2026

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Coppia suicida ad Anguillara, parla l’avvocato del figlio: «Vittime della gogna social»

La procura apre un un fascicolo per istigazione. E sui social spariscono i post con gli insulti ai genitori di Claudio Carlomagno, reo confesso del femminicidio della moglie Federica Terzullo

26 Gennaio 2026, 19:05

27 Gennaio 2026, 08:27

Coppia suicida ad Anguillara, parla l’avvocato del figlio: «Vittime della gogna social»

La procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio in relazione alla morte dei genitori di Claudio Carlomagno, arrestato con l'accusa di aver ucciso sua moglie Federica Torzullo. L'apertura dell'indagine è quantomeno un atto dovuto, propedeutico a eseguire l'autopsia che sarà effettuata domani. 

I carabinieri hanno intanto sequestrato la villetta di Maria Messenio, 65 anni, e Pasquale Carlomagno, 69 anni, che proprio lì si sono impiccati, dopo aver lasciato una lettera nella casa del loro altro figlio Davide. Sul contenuto di quella ultima e dolorosa missiva si sa poco. Da quanto trapelato, i due genitori non avrebbero retto al peso della vergogna e alla pressione mediatica. Come ha commentato l’avvocato di Claudio Carlomagno, profondamente provato da quanto accaduto ai genitori del suo assistito, Andrea Miroli, «questa vicenda dimostra più che mai che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime, vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ne ha alcuna responsabilità, una catabasi, una discesa agli inferi che i signori Carlomagno non sono riusciti tragicamente a sopportare». Purtroppo, ha proseguito Miroli, «ancora qualche giorno fa si leggevano sui social messaggi come “quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro”. Leggendo questo e sapendo quanto la pressione mediatica possa turbare le coscienze di chi si trova a vivere queste tremende situazioni, dovremmo forse tutti esercitarci in una pedagogia collettiva affinché certe vicende non straripino dai confini prettamente giuridici. Il mio pensiero adesso va non solo al mio assistito e a come affronterà questa terribile notizia, ma anche a suo figlio che in pochi giorni ha perso la mamma, i nonni e per molto tempo il padre».

Parole sacrosante quelle del legale che però si è trasformato pure lui in un bersaglio degli odiatori social. Appena aveva accettato la difesa di Carlomagno, su Facebook era andato in scena il solito copione: «Quella bestia non merita di essere difesa. Ergastolo o pena di morte. Avvocato schifoso tu che ti prendi i soldi da quel bastardo». Poi i leoni da tastiera, avendo saputo della morte dei genitori, avevano fatto il salto di qualità: «avvoca’….e mo chi te paga?». Infine hanno scritto direttamente al suo indirizzo di posta elettronica per fargli sapere, tra l’altro: «Fatti le tue cause, guadagnati i tuoi soldi ma non commettere l’errore di voler stare sotto i riflettori perché sei soltanto merda».

Come ha rilevato la criminologa Roberta Bruzzone «a chi vomita odio sui social, a chi insulta, colpevolizza, augura il peggio, infierisce: non siete “diretti”, non siete “sinceri”, non siete “liberi”. Siete disturbati. State solo scaricando frustrazioni personali, rabbia mal gestita, fallimenti emotivi, vuoti identitari. In molti casi — e lo dico da psicologa — state mostrando segnali evidenti di grave disregolazione emotiva, quando non di vere e proprie problematiche che avrebbero bisogno di un intervento clinico, non di una tastiera. Il web vi dà l’illusione dell’impunità. Vi fa credere che non ci siano conseguenze. Che una parola non pesi. Che un commento non uccida. Non è così. L’odio reiterato è violenza. La persecuzione online è violenza. L’umiliazione pubblica è violenza».

Questi stessi odiatori però sono anche vigliacchi: appena hanno saputo che la procura avrebbe indagato per istigazione al suicidio hanno cancellato i loro orribili commenti. Un po’ di speranza però resta perché quanto accaduto, paradossalmente, ha risvegliato qualche coscienza, un minimo di consapevolezza sugli effetti collaterali devastanti del processo mediatico. Leggiamo infatti sempre su Facebook: «La colpa è anche dei media che non li lasciavano in pace»; «poveri genitori, non posso pensare a quello che hanno passato e sofferto»; «le notizie vanno date, ma sotto ad alcune notizie non dovrebbero permettere i commenti; non solo non sono necessari, ma possono essere devastanti»; «purtroppo, i leoni di tastiera non si rendono conto del male che fanno. Poverini»; «dovremmo diventare tutti più empatici davanti a queste tragedie, dietro agli assassini e alle vittime, ci sono delle famiglie che soffrono»; «anche basta con i commenti e a tutte le trasmissioni che pur di fare audience non rispettano nulla. Vampiri».

Su questo aspetto della vicenda si è espresso anche don Luigi Romano, parroco della chiesa di San Francesco ad Anguillara: «Credo che la pressione mediatica abbia potuto sbilanciare le cose, perché sui social hanno scritto delle cose pesantissime nei confronti dei signori Carlomagno e questo perché di fronte al male le persone tendono a produrre un altro male che lo contrasti».