Il corsivo
Scordatevi il garantismo. Scordatevi l’indipendenza della magistratura. Scordatevi la Costituzione più bella del mondo e chi dice di volerla difendere. La scarcerazione di Jacques Moretti, titolare del locale di Crans Montana dove a Capodanno sono morte 40 persone, tra cui diversi giovani italiani, ha fatto saltare definitivamente il banco.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha ritenuto doveroso intervenire contro una decisione della giustizia svizzera, impartendo – parole di Palazzo Chigi – «istruzioni» all’ambasciatore italiano affinché rappresentasse alla procuratrice generale del Canton Vallese la «viva indignazione» del governo. Tradotto: la politica italiana che prova a dettare la linea ai giudici di un altro Stato sovrano. In nome delle vittime, naturalmente.
Peccato che lo Stato di diritto funzioni proprio quando resiste alla tentazione di piegarsi all’emotività. E che Moretti sia stato scarcerato dietro cauzione, sottoposto a misure cautelari e tutt’altro che libero di sparire, perché privato dei documenti. Ma questo, nel racconto ufficiale, conta poco. Perché la regola implicita è un’altra: se l’accusa è grave, le garanzie diventano un fastidio.
Ed è qui che il cortocircuito diventa totale. Perché gli stessi che giurano che la separazione delle carriere non metterà in discussione l’indipendenza della magistratura provano ad esercitare in modo plateale una pressione su una decisione giudiziaria. Il garantismo va bene solo quando non disturba il consenso.
L’assist per il fronte del No è evidente. Ma anche qui la realtà riesce a superare la satira. Invece di cogliere l’occasione per denunciare l’ingerenza della politica, che si dà per certa e definitiva con la separazione delle carriere, i magistrati social hanno scelto di unirsi al coro dell’indignazione: «In Italia non sarebbe mai stato scarcerato». Come se fosse una medaglia, non una confessione. Come se l’assenza di garanzie fosse un vanto.
Che orrore, questo garantismo svizzero. Dove la separazione delle carriere esiste davvero, come ha ricordato con entusiasmo la senatrice 5 Stelle Alessandra Maiorino. E dove, guarda caso, i giudici non sentono il bisogno di rassicurare il potere politico sul fatto che terranno qualcuno in galera “comunque”.
Ognuno, a questo punto, tragga le proprie conclusioni. Ma almeno senza più fingere.