Allarme informatico
Una possibile falla nei sistemi informatici degli uffici giudiziari italiani apre un nuovo fronte di preoccupazione sul piano della sicurezza, della riservatezza degli atti e della tutela dei dati personali. A sollevare l’allarme è Unità per la Costituzione, che interviene dopo le notizie di stampa relative a una presunta vulnerabilità di decine di migliaia di computer in uso nel sistema giudiziario.
In una nota ufficiale, il presidente Michele Ciambellini e i segretari generali Annamaria Frustaci e Italo Federici esprimono «grande preoccupazione in merito alle recenti notizie di stampa riguardanti una possibile vulnerabilità di circa 40mila computer in uso negli uffici giudiziari rispetto a interferenze esterne».
Secondo quanto evidenziato da Unicost, la questione non riguarderebbe esclusivamente i magistrati, ma avrebbe un impatto ben più esteso sull’intera macchina giudiziaria. «Una situazione che, oltre ai circa 9.500 magistrati, coinvolgerebbe anche il personale amministrativo e le sezioni di polizia giudiziaria», si legge nella nota, sottolineando la dimensione sistemica del problema.
Il timore, spiegano i vertici della corrente della magistratura, è che la presunta vulnerabilità possa compromettere non solo la sicurezza tecnica delle infrastrutture digitali, ma anche diritti fondamentali. «La portata del vulnus appare dunque ben più ampia, poiché incide non solo sulla segretezza e sulla riservatezza degli atti giudiziari, ma anche sulla tutela della privacy del personale coinvolto», affermano Ciambellini, Frustaci e Federici.
Da qui la richiesta esplicita di un intervento istituzionale chiarificatore. Unicost auspica «un tempestivo e rassicurante intervento del Ministero, volto a chiarire compiutamente la situazione e a confermare l’effettiva presenza di tutti i sistemi di sicurezza necessari a prevenire illegittime intrusioni negli strumenti informatici utilizzati nel sistema giudiziario italiano».