Editoria e giustizia
ALESSANDRO SALLUSTI GIORNALISTA LUCA PALAMARA
Cinque anni dopo il terremoto giudiziario e mediatico che accompagnò l’uscita de Il Sistema, il confronto sulla magistratura italiana torna al centro del dibattito pubblico. A riaccenderlo è la presentazione del nuovo libro Il Sistema colpisce ancora – Come salvare la magistratura italiana dal vizio delle correnti e dalle mani dei politici, pubblicato da Rizzoli, firmato dall’ex magistrato Luca Palamara e dal giornalista Alessandro Sallusti.
L’incontro si è svolto ieri sera a Roma, alla libreria Libraccio di via Nazionale, ed è stato moderato da Gaia Tortora. Un’occasione che ha assunto anche un significato politico e istituzionale, alla luce del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia in programma a marzo 2026.
Nel corso della presentazione, Palamara ha chiarito il punto di partenza del libro e della sua riflessione. «Al netto delle responsabilità individuali il problema è strutturale. Dobbiamo chiederci come si può dare al Paese una magistratura che esce fuori da questa spirale».
Il nuovo volume nasce come prosecuzione ideale del primo libro-denuncia, ma con l’obiettivo dichiarato di dimostrare che, nonostante lo scandalo e le promesse di rinnovamento, il sistema non abbia realmente cambiato rotta. «Questo libro documenta come in realtà non è cambiato nulla», ha commentato Sallusti, sottolineando come le dinamiche descritte allora continuino a incidere sul funzionamento dell’autogoverno della magistratura.
Nella presentazione editoriale del volume, gli autori parlano apertamente di una crisi che non accenna a risolversi. «La piaga delle detenzioni e dei processi ingiusti non dà alcun segno di guarigione», si legge, insieme alla denuncia di una magistratura che «ha sempre detto di non voler fare politica, ma poi continua a utilizzare le correnti, in origine garanzia di pluralismo e indipendenza, per dettare le regole del gioco delle spartizioni e delle nomine».
Palamara, nel suo intervento, ha invitato a spostare il piano del confronto. «Io penso che adesso non è il momento di fare un discorso contro la magistratura ma per il Paese. Parliamo del contenuto», ha detto, collegando esplicitamente la riflessione del libro al percorso che ha portato al referendum. La riforma costituzionale, ha osservato, «nasce da questa vicenda».
Sul piano delle soluzioni, è stato Sallusti a entrare nel merito delle proposte, soffermandosi sul nodo del Consiglio superiore della magistratura. «Il Csm unico significa un unico governo della magistratura, dove pm eleggono giudici e giudici eleggono pm. Separare le carriere significa separare i Csm: due governi diversi in modo che nessuno debba nulla a nessuno. Questo è un fatto di chiarezza».