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Referendum giustizia

A marzo 2026 gli italiani decidono sulla riforma costituzionale della magistratura

Alle urne per confermare o respingere la separazione delle carriere e il nuovo assetto dell’ordinamento giudiziario.

22 Gennaio 2026, 11:03

A marzo 2026 gli italiani decidono sulla riforma costituzionale della magistratura

Nel marzo 2026 gli elettori italiani saranno chiamati a esprimersi su una riforma che interviene in modo profondo sull’assetto della giustizia e sull’organizzazione della magistratura. Un passaggio delicato, che tocca direttamente l’equilibrio tra i poteri dello Stato e il funzionamento quotidiano del sistema giudiziario, e che richiederà una scelta netta tra conferma o bocciatura del testo approvato dal Parlamento.

La consultazione riguarderà una legge di revisione costituzionale già votata dalle Camere nel 2025, ma non con la maggioranza dei due terzi. Per questo motivo, come previsto dall’articolo 138 della Costituzione, il percorso di riforma si completa con il referendum popolare, chiamato a sancire in via definitiva l’entrata in vigore o il rigetto della nuova disciplina.

Perché si vota

Quello di marzo 2026 è un referendum costituzionale confermativo. A differenza delle consultazioni abrogative, non è previsto alcun quorum di partecipazione: il risultato sarà valido indipendentemente dal numero di votanti. Ogni scheda espressa avrà quindi un peso diretto e immediato sull’esito finale.

Il referendum non introduce nuovi contenuti né consente modifiche al testo. Agli elettori viene chiesto di pronunciarsi su una riforma già definita, pubblicata in Gazzetta Ufficiale e frutto dell’iter parlamentare. In caso di vittoria del SÌ, la legge costituzionale entrerà in vigore; se prevarrà il NO, la riforma sarà definitivamente respinta.

Si tratta di uno strumento che rafforza il ruolo del corpo elettorale nei momenti di revisione della Carta fondamentale, affidando ai cittadini una decisione che incide direttamente sull’architettura istituzionale dello Stato.

Su cosa si vota

Il quesito referendario riguarda la legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Il punto più discusso della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti.

Nell’assetto attuale, giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine e possono passare, nel corso della carriera, da una funzione all’altra. La riforma introduce invece due percorsi distinti sin dall’ingresso in magistratura, rendendo strutturale la separazione dei ruoli. Secondo i sostenitori, questo cambiamento rafforzerebbe la terzietà del giudice, chiarendo in modo definitivo la distinzione tra chi accusa e chi giudica.

Accanto a questo punto, il testo interviene su più articoli della Costituzione relativi all’ordinamento giudiziario e prevede l’istituzione di una Corte disciplinare autonoma, chiamata a occuparsi delle sanzioni nei confronti dei magistrati. L’obiettivo dichiarato è rendere il sistema disciplinare più specializzato e trasparente, separandolo dalle altre funzioni di autogoverno.

Le critiche si concentrano invece sul rischio di alterare l’equilibrio complessivo della magistratura e di esporre maggiormente il pubblico ministero a influenze esterne. L’Associazione Nazionale Magistrati ha più volte espresso preoccupazione per una possibile compressione dell’autonomia e dell’indipendenza dell’ordine giudiziario. Il confronto, dunque, non è soltanto tecnico, ma investe principi costituzionali centrali come separazione dei poteri, imparzialità e indipendenza della giurisdizione.

Quando e come si vota

Le operazioni di voto si svolgeranno sabato 22 e domenica 23 marzo 2026. Gli elettori potranno recarsi al seggio muniti di documento di identità e tessera elettorale e scegliere tra SÌ e NO sulla scheda referendaria.

I cittadini italiani residenti all’estero, iscritti all’AIRE, voteranno per corrispondenza, con la possibilità di optare per il voto in Italia previa comunicazione ai consolati entro i termini stabiliti. In assenza di quorum, la partecipazione individuale assume un rilievo ancora maggiore, rendendo ogni voto determinante per l’esito della consultazione.