Giovedì 29 Gennaio 2026

×

Confronto

Il diritto dei figli: 20 anni di affidamento condiviso tra luci e ombre

Oltre 1.200 partecipanti online per l'incontro formativo del Cnf. Giraudo: «Un modello che tutela adeguatamente le persone a partire dal minore»

22 Gennaio 2026, 09:58

Il diritto dei figli: 20 anni di affidamento condiviso tra luci e ombre

In Italia, la disciplina dell’affidamento dei figli in caso di separazione o divorzio è regolata principalmente dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54, che ha introdotto il principio della bigenitorialità. Tra le priorità individuate dalla legge il diritto riconosciuto al minore di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, anche dopo la rottura dell’unione. I vent’anni della legge 54 sono stati al centro di un incontro formativo in presenza e in modalità online (con oltre 1.200 partecipanti da remoto), organizzato dalla “Commissione diritto della persona, delle relazioni familiari e dei minorenni” del Consiglio nazionale forense.

A vent’anni dall’introduzione della legge n. 54/2006 il bilancio tra l’intento del legislatore e la realtà applicativa nei tribunali rimane uno dei temi più dibattuti tra gli avvocati e gli esperti di diritto di famiglia. La domanda che ha costituito il sottotitolo dell’evento del Cnf — “Si scrive affidamento condiviso, si legge affidamento diviso?” — ha colto alla perfezione il paradosso di una riforma che voleva mettere al centro il minore, ma che spesso si è scontrata con prassi burocratiche e conflitti genitoriali irrisolti. La giornata di studio si è articolata in quattro sessioni con approfondimenti sull’evoluzione giurisprudenziale, senza tralasciare un richiamo all’esperienza di altri Paesi europei. Sono intervenuti Daniela Giraudo (coordinatrice della Commissione diritto della persona, delle relazioni familiari e dei minorenni Cnf, capodelegazione italiana presso il Ccbe-Consiglio degli Ordini forensi d’Europa), Filippo Romeo (Commissione diritto della persona, delle relazioni familiari e dei minorenni Cnf, ordinario di diritto privato Università “Kore” di Enna), Salvatore Patti (emerito di diritto privato, Università di Roma “Sapienza”), Rita Russo (Consigliera della Corte di Cassazione), Raffaele Sdino (presidente Prima Sezione civile del Tribunale di Napoli), Paola Donvito (Commissione diritto della persona, delle relazioni familiari e dei minorenni Cnf), Cecilia Ragaini (neuropsichiatra infantile, Università Cattolica, Milano), Gianni Ballarani (ordinario di diritto privato nella Pontificia Università Lateranense) e Davide Piazzoni (Commissione diritto della persona, delle relazioni familiari e dei minorenni Cnf).

«L’incontro dedicato all’affidamento condiviso – ha detto in apertura dei lavori la consigliera Cnf Daniela Giraudo – intende non solo celebrare i vent’anni della legge n. 54, ma rappresenta anche l’occasione per fare un bilancio, per riflettere su quanto è stato fatto e su quanto non è stato fatto. Da qui l’interrogativo del sottotitolo dell’iniziativa».

Secondo il professor Filippo Romeo dell’Università “Kore” di Enna, la legge del 2006 ha segnato una «svolta» nel diritto di famiglia nel concepire i rapporti tra i coniugi. «Il nostro – ha commentato Romeo – non è un incontro celebrativo. L’idea del convegno del Consiglio nazionale forense serve a riflettere in maniera critica su una legge che ha lasciato aperte molte questioni. Il sottotitolo, presentandosi con una domanda, intende offrire un ulteriore spunto di riflessione. Viene richiamata una tensione che ha riguardato l’esperienza applicativa della legge e i suoi aspetti concreti nell’applicazione quotidiana. Un modello che richiede assetti sostenibili sulla qualità della relazione e sui bisogni del minore. L’idea del convegno è stata quella di confrontarsi tenendo conto di punti osservazione diversi, con contributi che possono essere utili per gli avvocati nel loro lavoro quotidiano».

Sono state tante le aspettative emerse vent’anni fa, in occasione dell’entrata in vigore della legge n. 54. Da questo tema si è articolato l’intervento di Salvatore Patti. «Lo scorso anno – ha osservato il professore emerito della “Sapienza” - abbiamo festeggiato i cinquant’anni della riforma del diritto di famiglia. Con la riforma del diritto di famiglia alcuni profili sono stati trascurati e si sono presentati con la legge del 2006. Esiste una continuità di riforme. Nel diritto di famiglia i problemi sono gli stessi che si affrontano nel corso degli anni. Spesso, riteniamo che l’Italia sia indietro, non è così. In materia di affidamento il nostro Paese è all’avanguardia con un ordinamento che pone sullo stesso piano i genitori». Patti ha fatto pure un passaggio sul lavoro delicato degli avvocati, che devono puntare a soluzioni di buon senso. «Il modello più comune – ha aggiunto l’accademico - è quello dell’affidamento condiviso, ma se i bambini sono molto piccoli l’affidamento pone al centro dell’istituto la madre. È comunque importantissima la collaborazione dei genitori. Fino a quando ci sarà un conflitto, sarà difficile prendere in considerazione le vere esigenze del minore. Quest’ultimo va tutelato perché paga il prezzo più caro nel caso di litigiosità dei genitori. Ecco perché è importante il ruolo dell’avvocato, che deve avere un sguardo ampio, d’insieme, nell’affrontare la complessità dei casi che si affrontano».

Con il professor Patti ha dialogato la consigliera della Corte di Cassazione Rita Russo. La magistrata ha sottolineato l’evoluzione normativa a seguito dei cambiamenti sociali con un punto fermo: «Il figlio non è un clone né della madre né del padre; è un individuo con una propria identità».

L’avvocata Paola Donvito (Commissione diritto della persona, delle relazioni familiari e dei minorenni Cnf) ha ripercorso quanto è stato fatto alla luce di una serie di provvedimenti, dopo l’introduzione della legge n. 54. Donvito si è soffermata sull’importanza della “casa familiare”, intesa come centro degli affetti e delle consuetudini in cui si svolge la vita della famiglia, compresa quella con genitori non coniugati. Il magistrato Raffele Sdino (presidente della Prima Sezione civile del Tribunale di Napoli) ha parlato del suo lavoro sul campo, analizzando una serie di casi.

L’incontro formativo si è concluso con gli interventi degli avvocati Daniela Giraudo e Davide Piazzoni. Entrambi hanno esaminato l’istituto dell’affidamento condiviso con alcuni riferimenti alle esperienze di altri Paesi europei e alle decisioni della Cedu. «Il focus sull’Europa - ha detto Giraudo – tiene conto della presenza e della partecipazione attiva del Cnf al Consiglio degli Ordini forensi europei. Un’occasione preziosa per confrontarci sulle altre esperienze e per portare all’attenzione dei colleghi di altri Stati il lavoro degli avvocati italiani. L’Italia, nel confronto con i colleghi stranieri, presenta una legislazione in grado di offrire soluzioni ad una casistica variegata. Un modello che tutela adeguatamente le persone, a partire dal minore».